NATO: la Turchia è cruciale nella lotta all’ISIS

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 18:30 in NATO Turchia

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Il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha dichiarato di ritenere la Turchia cruciale nella lotta allo Stato Islamico.

È quanto rivelato dall’agenzia stampa turca, Anadolu, la quale ha riportato che, secondo quanto dichiarato da Stoltenberg, per la NATO i risultati raggiunti nella lotta allo Stato Islamico non sarebbero stati possibili senza la collaborazione della Turchia.

Nello specifico, secondo quanto riportato da Anadolu, Stoltenberg ha evidenziato che nessuno degli alleati della NATO ha subito tanti attacchi terroristici quanti quelli di cui la Turchia è stata teatro, data anche la sua posizione, al confine con la Siria e l’Iraq.

In riferimento all’Iraq, il segretario della NATO ha aggiunto di ritenere necessario che l’Alleanza riprenda le proprie operazioni di addestramento delle forze locali, con l’obiettivo di escludere una possibile nuova insorgenza dello Stato Islamico nel Paese mediorientale.

In aggiunta, Stoltenberg ha annunciato che l’Alleanza Atlantica aumenterà il proprio contributo all’Operazione Sophia, la quale è finalizzata al controllo delle rotte migratorie del Mediterraneo.

Nello specifico, l’Operazione Sophia, formalmente nota con il nome di European Union Naval Force in the South Central Mediterranean (EUNAVFOR Med), è stata lanciata il 22 giugno 2015 dall’Unione Europea, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Nello specifico, l’obiettivo della missione è quello di “identificare, sequestrare e disporre dei mezzi utilizzati, o sospettati di essere utilizzati, dai trafficanti di migranti, al fine di fornire un contributo agli sforzi europei finalizzati alla distruzione del modello operativo delle reti di trafficanti del Mediterraneo centromeridionale e prevenire ulteriori perdite di vite umane in mare”. Alla missione partecipano 26 Paesi su 28, ad esclusione di Belgio e Danimarca. 

L’Operazione è strutturata in 4 fasi. La prima consiste nell’impiego di forze finalizzate all’inquadramento e alla comprensione delle pratiche e metodi della tratta dei migranti. Questa fase risulta completata. La seconda consiste invece nella ricerca e nel sequestro delle imbarcazioni utilizzate dai trafficanti. La terza fase fa riferimento alle misure che gli Stati costieri potranno impiegare al loro interno contro le imbarcazioni e i mezzi utilizzati per il traffico di migranti. Infine, l’Operazione Sophia prevede il ritiro delle forze impiegate e il completamento della missione. A decretare la fattibilità del passaggio da una fase all’altra è il Consiglio europeo.

A tale riguardo, Stoltenberg ha riconosciuto che la NATO è in grado di fare di più, in caso di richiesta di supporto da parte dell’Unione Europea, ad esempio contribuendo ad assicurare che venga rispettato l’embargo di armi contro la Libia.

In aggiunta, il segretario generale della NATO ha ricordato l’importanza del legame transatlantico tra l’America del Nord e l’Europa il quale, ha sottolineato Stoltenberg, permane nonostante la sua robustezza sia stata messa in dubbio da entrambe le sponde dell’Atlantico.

Le tensioni tra i membri dell’Alleanza Atlantica della NATO si erano verificate nel corso dello scorso novembre, quando il presidente della Francia, Emmanuel Macron, aveva dichiarato di ritenere la NATO “cerebralmente morta”, facendo riferimento al minore impegno da parte del suo principale garante, gli Stati Uniti. Nello specifico, il capo dell’Eliseo aveva criticato la mancata consultazione della NATO da parte degli Stati Uniti in occasione del ritiro delle truppe americane dalla Siria.  Tale decisione aveva consentito alla Turchia, anch’esso membro della NATO, di condurre un’offensiva a Nord-Est della Siria contro le forze curde, principali alleati degli Stati Uniti nel contrasto all’ISIS.

Per quanto riguarda invece gli Stati Uniti,  The Associated Press ricorda che  l’Amministrazione Trump aveva avuto un diverbio con alcuni dei principali membri della NATO, quali il Regno Unito, la Germania e la Francia, dopo che, nel 2018, aveva deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare con l’Iran negoziato dalla precedente Amministrazione Obama.

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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