Ministro degli Esteri turco incontra presidente del governo regionale curdo dell’Iraq

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 13:23 in Iraq Turchia

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Il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha incontrato Nechirvan Barzani, presidente del governo regionale curdo dell’Iraq, il 21 gennaio. 

L’incontro si è svolto a porte chiuse, a margine del World Economic Forum di Davos, in Svizzera, dove i 2 leader hanno discusso delle crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran. Durante il colloquio, Çavuşoğlu ha espresso solidarietà all’Iraq da parte di Ankara con l’Iraq, e ha riferito che la Turchia sta svolgendo un ruolo attivo nel disinnescare le tensioni. Il ministro ha poi sottolineato la necessità che tutte le etnie irachene lavorino insieme per un futuro pacifico, aggiungendo che la Turchia continuerà a cooperare con il governo regionale curdo dell’Iraq. Çavuşoğlu ha anche incontrato il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per discutere di questioni bilaterali e regionali.

A seguito di tali colloqui, il ministro turco ha scritto un post su Twitter: “Abbiamo valutato le eccellenti relazioni della Turchia con il fratello Azerbaijan sulla base del modello ‘due Stati, una Nazione’ e abbiamo sentito calore nel freddo di Davos. Abbiamo anche trasmesso i saluti del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan”. Il rappresentante turco ha anche partecipato ad un incontro sui Balcani occidentali, anch’esso chiuso alla stampa. Dopo tale evento, ha twittato: “In quanto Paese dei Balcani, ci teniamo molto alla stabilità nella regione e alla sicurezza dei nostri fratelli e sorelle. L’UE dovrebbe mantenere le sue promesse ed essere inclusiva”. Infine, Çavuşoğlu ha attirato l’attenzione sull’iniziativa “Asia Anew”, annunciata dalla Turchia il 5 agosto 2019, che mira a sviluppare un nuovo approccio nei confronti dell’Asia in una serie diversificata di settori: industria, commercio, difesa, tecnologia e cultura. Tale iniziativa è considerata indispensabile affinché la politica estera turca sia efficace. Secondo il ministro turco, l’Asia sta diventando il fulcro delle attività economiche nel XXI secolo e le relazioni euroasiatiche continuano a crescere d’importanza. 

In una escalation delle violenze, il 3 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato un raid contro l’aeroporto della capitale irachena, in cui il generale iraniano, Qassem Soleimani, è deceduto. Trump ha giustificato la propria decisione, dichiarando che il generale era responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni. L’uomo, inoltre, a detta del presidente USA, stava pianificando nuovi attentati contro obiettivi statunitensi. Per tale motivo, necessitava di essere eliminato e, anzi, avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”. Teheran ha chiesto immediatamente vendetta. “Ci vendicheremo di tutti coloro che sono coinvolti in questo assassinio”, sono state le parole del comandante della Quds Force e ministro iraniano della Difesa, Amir Hatami. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che il jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, ha invece dichiarato il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Il Parlamento iracheno, sempre il 5 gennaio, ha approvato una risoluzione con cui si chiede al governo di cacciare le truppe straniere in Iraq, di fronte ad un quadro di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran. Infine, l’8 gennaio, l’esercito iraniano ha effettuato una serie di attacchi missilistici contro obiettivi militari statunitensi in Iraq. Dopo una giornata di fermento, Trump ha assicurato che nessun cittadino statunitense ha perso la vita  negli assalti e ha annunciato che la risposta degli Stati Uniti saranno nuove sanzioni economiche contro l’Iran. Il presidente USA ha concluso le sue osservazioni dell’8 gennaio sulla crisi con Teheran con un messaggio al popolo iraniano: “Per il popolo e i leader dell’Iran, vogliamo che abbiate un futuro e un grande futuro, uno che meritate”, ha affermato Trump. “Uno di prosperità in patria e armonia con le nazioni del mondo. Gli Stati Uniti sono pronti ad abbracciare la pace con tutti coloro che la cercano”, ha aggiunto il presidente degli Stati Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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