Libia: Mitiga sospende il traffico aereo dopo un ulteriore attacco

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 17:02 in Africa Libia

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L’unico aeroporto ancora operativo in Libia, quello di Mitiga, ha sospeso le sue operazioni dopo essere stato attaccato, il 22 gennaio. Nessuno ha ancora rivendicato l’attacco.

A riferirlo, le autorità operanti nell’aeroporto, le quali hanno riferito di sei missili di tipo Grad lanciati verso la pista di Mitiga, nonostante l’invito alla tregua giunto a livello internazionale sin dalla conferenza di Berlino, svoltasi il 19 gennaio scorso. L’attacco, tuttavia, non ha causato, sino ad ora vittime o danni materiali, ma le autorità aeroportuali hanno deciso di sospendere le attività ed il traffico aereo fino a nuovo avviso.

L’aeroporto di Mitiga è un’ex base militare, utilizzata successivamente per scopi civili, ed è situato nell’area controllata dal governo tripolino, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Dall’inizio della campagna del generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, volta a riprendere il controllo della capitale Tripoli, intrapresa il 4 aprile scorso, l’aeroporto di Mitiga è stato colpito più di 20 volte. Uno degli ultimi episodi risale al 2 gennaio scorso, quando circa 20 missili di tipo Grad sono stati lanciati contro l’aeroporto, costringendo gli abitanti della zona ad evacuare le proprie abitazioni. Le operazioni di Haftar vengono condotte sulla base dell’idea del generale secondo cui Mitiga costituisce una base volta al trasferimento di mercenari turchi da Istanbul.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

In tale quadro, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha invitato le parti libiche a partecipare attivamente alle riunioni della Commissione militare congiunta per raggiungere presto un cessate il fuoco. Si tratta di un consiglio 5+5, formato sia da rappresentanti di al-Sarraj sia di Haftar. Un rapporto del Segretario di Stato, Antonio Guterres, ha riferito che 284 civili sono stati uccisi e 140.000 sono stati costretti a fuggire dall’inizio dell’offensiva contro Tripoli, il 4 aprile. Da tale data, secondo i dati dell’Onu, sono stati 1020 gli attacchi condotto contro vari siti dentro e intorno a Tripoli, mentre i raid del governo tripolino sono stati 250.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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