Libano: formato un nuovo governo, il ruolo di Hezbollah suscita preoccupazione

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 10:48 in Libano Medio Oriente

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La presidenza libanese ha annunciato, nella sera del 21 gennaio, la formazione di un nuovo governo. Diverse le sfide che questo dovrà affrontare, sia a livello economico sia politico.

L’annuncio è giunto, in particolare, dal premier designato, Hassan Diab, a seguito di consultazioni tra il capo di Stato, Michel Aoun, e i diversi partiti politici, tra cui Hezbollah. Secondo quanto riferito, il nuovo esecutivo di Beirut sarà formato da 20 ministri, il cui compito principale sarà far fronte ad una situazione economica complessa, fonte di una grande contestazione popolare, sin dal 17 ottobre scorso.

In una conferenza stampa, tenutasi a margine dell’incontro con Aoun, Diab ha affermato che si tratta di un esecutivo formato in larga parte da esperti qualificati, in grado di ricercare una soluzione alla grave crisi in cui riversa il Paese. Pertanto, il nuovo governo non risulta essere influenzato da “capricci politici” e sono stati già definiti dei criteri e degli obiettivi che questo dovrà seguire. Il premier designato ha altresì specificato che l’esecutivo risponde alle aspettative della popolazione, e proverà a rispondere concretamente alle loro richieste, tra cui l’indipendenza della Magistratura, il recupero dei fondi “saccheggiati” da forze politiche al potere, la lotta alla corruzione, riforme elettorali che rafforzino la coesione nazionale e, più di tutto, misure economiche che risanino il Paese e limitino la dilagante disoccupazione.

La popolazione libanese è scesa in piazza, pacificamente, a partire dal 17 ottobre, chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo. Da quando il presidente Aoun, il 19 dicembre, ha conferito ad un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab, l’incarico di formare un nuovo governo per il Paese, sono state avviate le consultazioni con i diversi attori del panorama politico. 

Tra i nomi rivelati, al Ministero della Giustizia vi sarà Zina Aker, altresì vice primo ministro. Il ministro dell’Interno sarà il generale Mohammed Fahmy, mentre al Ministero degli Esteri vi sarà Nassif Hitti, un ex ambasciatore del Libano alla Lega Araba. Tale governo ha trovato un ampio consenso, in particolare da Hezbollah ed il suo alleato Amal, partito di matrice sciita, definito altresì “ala militare e politica del Supremo Consiglio sciita in Libano”. Questi, secondo quanto riportato, hanno ottenuto almeno due dicasteri.

In una mossa rara per un Paese arabo, sono sei le donne poste alla guida di diversi Ministeri. Tra queste, la vice primo ministro, altresì ministra della Giustizia, e le ministre di Lavoro e Difesa. Nella giornata del 22 gennaio, si prevede che i membri neoeletti presenteranno un proprio programma politico al Parlamento. Quest’ultimo dovrà poi votare per la fiducia del nuovo governo che, solo allora, potrà dirsi definitivamente approvato.

Secondo quanto riferito anche dal quotidiano locale Lebanon24, in realtà, nella sera del 20 gennaio, l’esecutivo presentato aveva incontrato l’opposizione di alcune parti e, nello specifico, del movimento Marada, partito di destra di fede cattolica maronita. Prima di giungere ad un accordo, il numero dei ministri è stato portato da 18 a 20, in quanto è stata richiesta l’inclusione di rappresentanti drusi. Stando alle prime rivelazioni, ad Hezbollah sono stati assegnati i Ministeri dell’Industria e della Sanità.

Dal canto suo, la popolazione libanese è scesa nuovamente in piazza nella sera del 21 gennaio, contestando un governo legato ancora alle forze politiche precedenti e, pertanto, non indipendente. Nei giorni precedenti, i movimenti di protesta avevano assunto un carattere violento, causando la morte di circa 540 persone, tra manifestanti e forze dell’ordine. Queste si sono scontrate, in particolare, nelle strade centrali della capitale Beirut e dinanzi alla sede della Banca centrale. Uno studente di 22 anni, in condizioni di anonimato, sceso in piazza il 21 gennaio, ha affermato: “Il nuovo governo è lo stesso: ladri sostituiti da altri ladri, Sono ancora uno studente ma so già che mi laureerò e non troverò un lavoro”.

Anche le Nazioni Unite hanno commentato la formazione del nuovo governo di Beirut. In particolare, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha accolto con favore il nuovo esecutivo e ha affermato che lavorerà con il premier per sostenere le riforme nel Paese e per rafforzare la sua sovranità, stabilità e indipendenza politica.

In tale quadro, il Washington Post ha evidenziato che il governo annunciato il 21 gennaio, per la prima volta nella storia libanese, sarà controllato “esclusivamente” da Hezbollah e dai suoi alleati. Ciò dimostrerebbe un crescente ruolo del movimento, appoggiato da Teheran e considerato un gruppo terroristico da Stati Uniti e Israele. Pertanto, sono sorti dubbi sulla capacità del Paese di uscire da una grave crisi sia economica sia politica. È lo stesso Hezbollah che, il 19 dicembre, aveva proposto la candidatura di Diab come premier ad interim, confermatosi capo del nuovo esecutivo. Così come è Hezbollah che ha esercitato pressione per assegnare determinati compiti a determinate personalità. Il rischio, è stato sottolineato dal quotidiano, è che alcuni attori, allineati con potenze occidentali, possano essere “alienati” dal panorama politico libanese.

Hezbollah assumerà la guida di soli due Ministeri. Tuttavia, la direttrice del Carnegie Middle East Center di Beirut, Maha Yahya, ha affermato che il governo, sebbene non sia controllato da Hezbollah completamente, sarà comunque tale partito a “dirigerlo”, visto il ruolo assunto nella scelta del premier. Di conseguenza, sarà difficile escluderlo dalla politica libanese. Di fronte a tale scenario, è stato sottolineato, il nuovo governo dovrà fornire una “copertura protettiva” ad Hezbollah e, allo stesso tempo, guadagnare l’approvazione della comunità internazionale.

Nato nel 1982 come movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale e in seguito evolutosi in un partito politico locale, Hezbollah, che in arabo significa “il Partito di Dio”, è un’organizzazione paramilitare sciita libanese che rappresenta un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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