L’Algeria e la questione libica: un disgelo diplomatico

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 13:09 in Algeria Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’escalation del conflitto libico ha creato il caos alle porte dell’Algeria, ma il presidente di Algeri, Abdelmadjid Tebboune, non ha indietreggiato davanti all’amplificarsi della minaccia e ha cercato di portare il suo Paese fuori dal letargo diplomatico in cui si trovava da tempo. Prima di essere rimosso dal potere, il 2 aprile, in seguito a settimane di proteste popolari contro il suo governo, l’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, alla testa del Paese per circa 20 anni, aveva costretto l’Algeria, una volta potenza della diplomazia internazionale, a ritirarsi dalle arene regionali e mondiali. Tuttavia, la crisi libica e la precarietà della sicurezza nella regione del Nordafrica, hanno portato il nuovo leader Tebboune a rianimare la macchina della politica estera algerina, pur mantenendo alta l’attenzione alla sfera domestica.

L’Algeria è emersa come attore diplomatico chiave a partire da dicembre, quando il Consiglio supremo di sicurezza ha stabilito che il Paese sarebbe tornato a svolgere un ruolo all’interno di alcuni dossier internazionali, in primis la crisi libica. La decisione è stata presa nel corso di un incontro, il 26 dicembre, che ha visto altresì la presenza del presidente Tebboune e che ha avuto come oggetto di discussione la situazione al confine del Paese. A tal proposito, sono state anche definite alcune misure da attuare al fine di mettere in sicurezza le frontiere. Lo stesso giorno, il ministro dell’Interno del governo di Tripoli, Fathi Bachaga, aveva tenuto una conferenza stampa, a margine di una breve visita a Tunisi, in cui aveva affermato che Algeria, Tunisia e Libia si sarebbero coordinate per riportare la sicurezza a Tripoli e nell’intero Paese.

L’Italia è uno dei maggiori sostenitori di un approccio regionale alla crisi libica, che integri i Paesi vicini e contempli un loro coinvolgimento nella risoluzione pacifica del conflitto. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, si è recato in Algeria, il 9 gennaio, per discutere di Libia con il suo omologo, Sabri Boukadoum, il presidente Tebboune, e il premier, Abdelaziz Djerad. In occasione della sua visita, Di Maio ha riconosciuto la permanenza di interferenze esterne in Libia e ha ribadito la necessità di trovare una soluzione nell’ambito europeo per l’implementazione dell’embargo totale di armi. Tuttavia, il ministro ha anche sottolineato la dimensione regionale e multilaterale del conflitto e ha ricordato che una soluzione duratura potrà essere individuata solo quando tutte le parti coinvolte si siederanno al tavolo del negoziato, vicini libici compresi. Un’occasione in tal senso, è stata la Conferenza di Berlino, il 19 gennaio, che, nonostante abbia visto la partecipazione dell’Algeria, non ha invece previsto quella della Tunisia e del Marocco. Tunisi, in particolare, non sarebbe stata in grado, a causa dell’attuale instabilità politica e della debolezza del corpo diplomatico, di portare avanti le giuste trattative per un suo effettivo coinvolgimento nel vertice. L’Algeria, invece, anche a seguito della visita del premier italiano Giuseppe Conte, il 16 gennaio, è stata fortemente invitata a partecipare e il suo interesse nella risoluzione del conflitto libico è stato confermato dalle iniziative inaugurate successivamente. In particolare, il presidente algerino Tebboune si è offerto, martedì 21 gennaio, di ospitare ad Algeri un dialogo tra tutte le parti libiche con lo scopo di promuovere i negoziati per la cessazione delle ostilità. In seguito alla Conferenza di Berlino, Tebboune ha dichiarato: “Siamo chiamati a redigere una tabella di marcia con contorni chiari, che è vincolante per le parti, volta a stabilizzare la tregua, a fermare la fornitura di armi alle parti al fine di rimuovere lo spettro della guerra da tutta la regione”. “Incoraggiamo tutti i partiti libici a sedersi attorno al tavolo dei negoziati per risolvere la crisi attraverso il dialogo e i mezzi pacifici, evitando così slittamenti con conseguenze disastrose”, ha aggiunto il presidente, che ha poi specificato: “Oltre ai buoni uffici svolti sotto i riflettori al fine di garantire il successo del suo approccio, l’Algeria ha lavorato intensamente per la stabilizzazione del cessate il fuoco”.

In occasione della visita del ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ad Algeri, mercoledì 22 gennaio, il presidente Tebboune ha sottolineato che il Paese intende potenziare i legami con l’ex colonizzatore e tentare di risolvere le crisi regionali. Da parte sua, Le Drian ha affermato: “Siamo stati insieme a Berlino per discutere del conflitto libico e abbiamo deciso di coordinare i nostri sforzi anche al di là di un cessate il fuoco sostanziale”. Il ministro francese ha quindi sottolineato che, per creare un dialogo politico efficace, è necessario coinvolgere tutte le parti in guerra e tutti gli attori interessati.

L’Algeria, negli ultimi mesi, ha intrapreso dialoghi e tenuto vertici diplomatici con Paesi schierati da una parte e dall’altra del conflitto, senza assumere una precisa presa di posizione. Se ha condannato l’avanzata del generale Khalifa Haftar su Tripoli e ha definito la capitale libica una “linea rossa” che nessuno deve attraversare, allo stesso tempo i suoi obiettivi in Libia non si allineano perfettamente con quelli della Turchia. Gli incontri di alto livello dei vertici tunisini si estendono in generale su una vasta rete di mediazione diplomatica, che ha incluso anche un tour del Golfo del ministro degli Esteri algerino Sabri Boukadoum. In particolare, l’uomo era stato inviato in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, dal 14 al 16 gennaio, sempre per discutere di Libia. I due Paesi, insieme all’Egitto del presidente Abdel Fattah al-Sisi, fanno parte di uno schieramento che sostiene militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Anche Russia e Francia si posizionano da questo lato del conflitto. Dall’altra parte, invece, l’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, presieduto dal premier Fayez al-Serraj e riconosciuto dalla comunità internazionale e dall’ONU.

Il presidente Tebboune, a inizio gennaio, ha espresso un forte desiderio di allontanarsi da qualsiasi soluzione militare in Libia, invitando tutti i Paesi e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, facendo rispettare un cessate il fuoco immediato e ponendo fine all’escalation militare a Tripoli. Per i leader algerini, la Libia rappresenta un’opportunità per guadagnare legittimità internazionale dopo la caduta di Bouteflika e del vecchio regime, con Tebboune che tenta di utilizzare il conflitto per rafforzare la sua posizione e il suo ruolo istituzionale. La nomina del nuovo presidente rimane un punto interrogativo per gran parte della popolazione algerina, che lo considera un esponente della vecchia guardia e contesta i risultati elettorali visto l’alto tasso di astensionismo. Per i cittadini, una transizione democratica reale potrà realizzarsi solo quando usciranno di scena i rappresentanti del vecchio regime e quando il popolo stesso riguadagnerà la sua sovranità.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.