Italia, Di Maio: “Sull’immigrazione è necessario un nuovo inizio per l’UE”

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 19:21 in Immigrazione Italia

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, ha incontrato a Roma il vicepresidente della Commissione UE, Margaritis Schinas, e la commissaria agli Affari Interni e per le Migrazioni, Ylva Johansson. I tre hanno discusso delle iniziative europee in materia di immigrazione e il ministro Di Maio ha sottolineato, a tal proposito, la necessità di istituire una politica di rimpatri comune, oltre a un sistema obbligatorio di redistribuzione dei richiedenti asilo. “La Commissione UE ha riaperto il negoziato in materia di immigrazione e asilo e presto si arriverà a un nuovo patto europeo sulla questione migratoria”, ha annunciato il ministro Di Maio su Facebook, a termine dell’incontro. “Le richieste dell’Italia sono molto chiare: intanto va superato Dublino e il principio di chi prima accoglie, poi gestisce; in secondo luogo ci sono i rimpatri volontari. L’UE deve occuparsene ricorrendo a Frontex e lo deve fare elaborando una lista di Paesi sicuri dove rimpatriare, come abbiamo già fatto in Italia, al fine di velocizzare le operazioni”, ha specificato il capo della diplomazia italiana. Secondo le parole di Di Maio, per affrontare in maniera efficace la questione, andrebbero pensati degli incentivi a livello UE da destinare ai Paesi africani, e non solo, disposti a ricevere il rimpatrio. In particolare, si dovrebbe trattare di incentivi commerciali o sulla politica dei visti. “Servono più soldi nel bilancio Ue sull’immigrazione, più risorse per aiutare i Paesi di origine. Bisogna prevenire, giocare d’anticipo, incidere sulle ragioni delle migrazioni”, ha specificato il ministro.

Di Maio ha affermato che l’Italia rientra tra i 5 Paesi che hanno accolto più migranti in Unione Europea. Ciononostante, ha notato il ministro, le richieste di asilo sono maggiori in altre parti d’Europa, come ad esempio in Francia, e “ciò dimostrerebbe che molte delle persone che sbarcano sulle nostre coste non hanno intenzione di restarci, anzi vogliono preferiscono trasferirsi nel Nord Europa”. “Abbiamo pagato delle colpe che non avevamo ed oggi all’Unione Europea abbiamo inviato un messaggio chiaro: senza l’Italia, l’UE non può farcela, e per questo ci aspettiamo che le nostre richieste siano accolte”, ha scritto su Facebook Di Maio dopo il vertice con Schinas e Johansson.

I due rappresentanti dell’Unione hanno incontrato, nella stessa giornata, anche il ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese. L’incontro è servito ad elaborare un confronto costruttivo sulle principali politiche europee nel settore dell’immigrazione e della sicurezza. La nuova Commissione è chiamata, tra le altre cose, ad avviare nuove iniziative in ambito migratorio, come quella sull’adozione del Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo. Il ministro Lamorgese ha sottolineato come, per affrontare il fenomeno degli arrivi, sia necessario abbandonare l’approccio di tipo emergenziale, che si è seguito finora, e approdare ad una visione europea di lungo respiro. Il pre-accordo di Malta, firmato a fine settembre, può costituire, a detta del ministro, un buon punto di partenza per iniziative più strutturate a livello europeo. “É cruciale procedere a un’equilibrata riforma del sistema comune europeo d’asilo, allo sviluppo di una nuova strategia europea sui rimpatri e al rilancio dei temi dell’integrazione e dei canali legali di ingresso”, si legge in una nota del Ministero dell’Interno, redatta al termine dell’incontro con i commissari europei Schinas e Johansson.

Il pre-accordo di Malta è stato firmato lo scorso 23 settembre tra Malta, Francia e Germania. L’intesa, stando a quanto annunciato, intendeva porre fine alle prolungate trattative tra Stati che hanno causato il blocco, talvolta per settimane, di imbarcazioni con a bordo centinaia di persone in cerca di asilo. Nel documento è stata sancita, tra le altre misure, l’obbligatorietà della redistribuzione dei migranti e l’impiego di “tempi rapidi”, ovvero circa 4 settimane, per i ricollocamenti e la redistribuzione sia di chi ha ottenuto lo status di rifugiato, sia della totalità dei richiedenti asilo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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