Iraq: le proteste causano 10 morti in 24 ore

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 8:59 in Iraq Medio Oriente

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Corrispondenti del quotidiano arabo al-Arabiya hanno riferito, il 22 gennaio, che la popolazione irachena continua a protestare.

Nello specifico, gruppi di manifestanti hanno bloccato, sin dal mattino, le strade di Samawa, città dell’Iraq centro-meridionale, posta sulle sponde dell’Eufrate. Ciò giunge dopo che, nella sera del giorno precedente, il 21 gennaio, la Commissione irachena per i diritti umani ha annunciato la morte di 10 manifestanti, riportati in sole 24 ore. Questi sono stati causati dai violenti scontri tra la popolazione riversatasi per le strade irachene e le forze dell’ordine. A detta della medesima fonte, i cittadini detenuti ammontano, invece, a 88, arrestati dopo aver cercato di ostacolare le vie d’accesso principali nella capitale Baghdad ed in altri governatorati meridionali, tra cui Bassora e Nassiriya.

La forte ondata di manifestazioni ha avuto inizio il primo ottobre 2019, quando i manifestanti sono scesi in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate.

In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, il primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, tuttavia, non hanno ancora portato ad un risultato concreto. Ciò ha rallentato i processi decisionali relativi a decisioni e riforme di importanza rilevante per il Paese, sia sul piano politico sia economico, che necessitano dell’approvazione di un governo dai pieni poteri. Secondo quanto richiesto dai movimenti di protesta iracheni, il nuovo governo dovrà essere guidato da una personalità indipendente ed il fine ultimo sarà porre fine al sistema di quote settarie. Tuttavia, le forze politiche al potere non sono state ancora in grado di trovare un accordo e, di conseguenza, la popolazione ha continuato a far sentire la propria voce.

Sin dal 19 gennaio, l’Iraq ha cominciato ad assistere ad una nuova escalation dei movimenti di protesta, di fronte ad una crescente rabbia, nata dal mancato rispetto della scadenza stabilita per determinare un nuovo premier, inizialmente fissata, dalla popolazione stessa, proprio al 19 gennaio. Dal canto loro, le forze dell’ordine hanno intensificato le proprie misure repressive, arresti e maggiori controlli in primis, anche su ordinanza del Consiglio di sicurezza nazionale. Nonostante ciò, vi sono stati tre giorni di scontri intensi soprattutto a piazza Tayran e Tahrir a Baghdad, a Bassora, Karbala e Najaf. Da un lato, i manifestanti, molti dei quali giovani, hanno lanciato pietre e cocktail molotov contro la polizia. Dall’altro lato, questa ha risposto sparando gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

In un discorso tenuto durante una sessione del Consiglio dei ministri custode, martedì 21 gennaio, il premier del governo custode, Mahdi, ha affermato che il Paese sta assistendo, al momento ad una situazione complessa sia a livello regionale sia internazionale, definita altresì “imbarazzante” agli occhi degli stessi cittadini e degli altri Paesi. Tuttavia, ha affermato il ministro, le forze di sicurezza non desiderano, in realtà, creare un clima di violenza, ed ha esortato i manifestanti a porre fine al blocco di strade, scuole ed edifici governativi. Tale aspetto, è stato evidenziato, non è proprio di proteste pacifiche. Non da ultimo, Mahdi ha chiesto alla Camera dei rappresentanti e alle forze politiche di presentare nuovi candidati per la presidenza del governo. A tal proposito, secondo quanto riferito da fonti governative, è probabile che il presidente iracheno, Barham Salih, nomini un nuovo premier nei prossimi giorni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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