Francia annuncia una missione europea nello Stretto di Hormuz

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 16:35 in Europa Medio Oriente

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Il Ministero degli Esteri francese ha riferito che 8 Stati dell’Unione Europea hanno dato il loro sostegno per l’invio di una nuova pattuglia navale nello Stretto di Hormuz. 

La notizia è stata resa nota il 20 gennaio. Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo hanno dichiarato di essere favorevoli alla creazione di questa nuova forza, sebbene il Ministero non abbia specificato quante navi sarebbero state coinvolte o quando sarebbero iniziate le operazioni. Un funzionario dell’esercito francese ha però affermato che una fregata olandese avvierà un pattugliamento entro la fine di febbraio. La mossa arriva a seguito di crescenti tensioni nella regione, in particolare tra Iran e Stati Uniti. “Per mesi questa situazione ha messo a repentaglio la libertà di navigazione e la sicurezza delle navi e degli equipaggi sia europei sia stranieri”, ha affermato il Ministero francese in una nota. 

L’iniziativa sottolinea il desiderio del blocco di Paesi europei di intervenire nella regione, ma di farlo separatamente rispetto agli Stati Uniti, che hanno lanciato una coalizione internazionale nella stessa area, per proteggere le spedizioni marittime nel Golfo. La Gran Bretagna si è unita a tale flotta, ma gli altri governi europei hanno rifiutato di partecipare, temendo di compromettere i loro sforzi per salvare l’accordo nucleare del 2015 con l’Iran. Francia, Danimarca, Grecia e Paesi Bassi hanno già confermato che contribuiranno alla forza navale, che sarà stanziata negli Emirati Arabi Uniti. Nei prossimi giorni sono attesi “nuovi impegni” da parte di altri Paesi, secondo quanto ha affermato il Ministero. Anche l’esercito della Corea del Sud ha dichiarato, il 21 gennaio, che prevede l’invio di un’unità della Marina nell’area intorno allo Stretto di Hormuz, a seguito di una richiesta di supporto da parte degli Stati Uniti per proteggere le petroliere. 

Una disputa molto rilevante che ha poi toccato lo Stretto di Hormuz è iniziata tra Iran e Regno Unito il 4 luglio 2019, quando la petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio iraniano verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. In tale quadro, l’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico aveva riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz. Il ripristino della libertà di traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è di importanza fondamentale per gli approvvigionamenti energetici mondiali, poiché un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale passa per lo strategico canale, situato tra l’Oman e l’Iran. 

Di conseguenza, la petroliera britannica Stena Impero e tutto il suo equipaggio, è stato sequestrato 19 luglio 2019 per mano dell’Iran, e ad altri episodi di tensione navale tra Stati Uniti, Iran e Gran Bretagna, verificatisi contestualmente nella regione. Il 22 luglio, Londra aveva ordinato il rilascio immediato della sua petroliera e dell’equipaggio, definendo il sequestro, avvenuto nei pressi dello Stretto di Hormuz, un atto illegale. Il 6 agosto, il Regno Unito aveva annunciato la sua partecipazione ad una colazione per la sicurezza marittima degli Stati Uniti per proteggere le rotte di navigazione nel Golfo. Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif aveva sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo, di Paesi al di fuori della regione, rappresentava una “fonte di insicurezza” e che, pertanto, l’Iran avrebbe agito di conseguenza per preservare la propria stabilità.

Il Golfo Persico è un’area vitale della regione mediorientale. In tale area, il 14 settembre 2019, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita erano stati colpiti da una serie di raid aerei. Tali attacchi erano stati rivendicati dai ribelli sciiti Houthi, i quali, secondo i Paesi del Golfo, ricevono il sostegno dell’Iran, sebbene Teheran da parte sua abbia ripetutamente negato tale assistenza. L’amministrazione Trump e l’Arabia Saudita hanno incolpato l’Iran per gli assalti, mentre, da parte sua, l’Iran ha negato qualsiasi coinvolgimento. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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