Corte Suprema dell’India si rifiuta di giudicare la legge sulla cittadinanza

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 17:43 in Asia India

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La Corte Suprema dell’India ha chiesto al governo di rispondere alle 143 petizioni contro la legge sulla cittadinanza, rifiutandosi di giudicare la questione per il momento. 

Il tribunale ha concesso al governo indiano, guidato dal primo ministro Narendra Modi, 4 settimane per rispondere alle 143 petizioni che hanno contestato la costituzionalità della legge sulla cittadinanza. Il team di 3 giudici, guidato dal giudice supremo Sharad Arvind Bobde, ha affermato che potrebbe trasferire la questione a un team costituzionale più ampio. Il portavoce del partito al potere, il Bharatiya Janata Party (BJP), Narasimha Rao, ha commentato l’ordinanza del tribunale affermando che si tratta di uno schiaffo per coloro che “tentavano di demolire le istituzioni per seguire la loro agenda politica”. “L’onorevole Corte Suprema ha respinto le richieste ingiuste del Congresso e degli avvocati dell’opposizione”, ha aggiunto. “Il governo presenterà tutti gli argomenti a favore della legge ed è fiducioso che l’onorevole Corte troverà questa legislazione umanitaria nell’ambito del quadro costituzionale”, ha poi aggiunto.

Le proteste in India sono scoppiate quando il Parlamento indiano ha approvato, l’11 dicembre, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Nello Stato di Assam, nel Nord del Paese, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti e almeno 3 persone sono morte nelle manifestazioni del 15 dicembre in tale regione. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza del conflitto. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

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Maria Grazia Rutigliano  

di Redazione

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