Turchia: arrestati 7 sospetti militanti dell’ISIS

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 15:05 in Medio Oriente Turchia

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Almeno 7 persone sono state arrestate in Turchia per presunti legami con il gruppo terroristico dell’ISIS, secondo quanto hanno riferito fonti di sicurezza turche, il 21 gennaio.  

La Turchia ha arrestato 4 donne, tra cui la moglie di un cosiddetto emiro dello Stato Islamico, nella provincia meridionale di Hatay. Le fonti da cui sono state reperite tali informazioni, riportate dall’agenzia di stampa Anadolu, tuttavia, hanno chiesto di non essere nominate, a causa di restrizioni nel parlare con i media. Le forze di sicurezza turche della provincia Nord-occidentale di Kocaeli stavano indagando sulle 4 sospette, che presumibilmente erano entrate in Turchia dalla Siria. Il resto degli arrestati sono accusati di aver combattuto per l’ISIS a Raqqa e Deir Ez-Zor nel 2014, sono stati arrestati a Hatay e portati a Kocaeli. Separatamente, nella capitale turca Ankara, la polizia ha arrestato 3 sospetti dello Stato Islamico in operazioni anti-terrorismo. Due dei sospetti, che sono di nazionalità siriana, sono stati arrestati per aver pianificato l’invio di un dispositivo elettronico ai membri dell’ISIS nelle zone di conflitto. 

Gli ultimi arresti arrivano dopo che una maxi operazione aveva portato alla detenzione di 100 individui accusati di avere collegamenti con lo Stato Islamico, in tutta la Turchia. La notizia era stata riferita il 30 dicembre 2019 dall’agenzia di stampa turca, Anadolu. Le operazioni anti-terrorismo contro l’ISIS erano aumentate in vista di Capodanno. Ad Ankara, almeno 50 cittadini stranieri erano stati posti sotto sequestro per presunti legami con organizzazioni terroristiche. Inoltre, 30 cittadini iracheni, 2 siriani e 1 marocchino erano stati arrestati durante operazioni separate portate avanti nella mattina del 30 dicembre. Inoltre, secondo quanto riferito, nella provincia centrale di Kayseri, 9 cittadini iracheni sono stati arrestati per le loro attività terroristiche in Iraq e Siria. 

L’allerta per Capodanno era legata al fatto che uno degli attentati più recenti e mortali in Turchia è stato quello dell’1 gennaio 2017. In tale occasione, all’1.30 del mattino, ora locale, un 34enne di origini uzbeke e uigure, Abdulkadir Masharipov, ha fatto irruzione nel locale Reina, nota discoteca al centro di Istanbul, e ha ucciso 39 persone, ferendone 69. L’attentatore, che, in un primo momento, era riuscito a scappare, è stato poi catturato in un appartamento di lusso a Istanbul e arrestato dalla poizia turca il 17 gennaio 2017. L’attentato della notte di Capodanno nel nightclub di Istanbul è stato rivendicato il giorno seguente dall’ISIS su Telegram. La matrice terroristica è stata confermata dallo stesso attentatore che, nel corso degli interrogatori con la polizia, ha confessato di aver ricevuto ordini direttamente da Raqqa, in Siria, e di essersi addestrato nei campi di al-Quaeda, in Iraq, prima di affiliarsi al gruppo jihadista e di partire per la Turchia.

In seguito all’attentato al Reina, Ankara ha avviato una serie di operazioni antiterrorismo in tutto il Paese, per smantellare le cellule dell’ISIS operanti nel Paese mediorientale. Tale attività antiterroristica ha portato ad una massiccia operazione, il 9 novembre 2017, quando 165 persone, sospettate di avere legami con lo Stato Islamico, sono state arrestate e 245 mandati di arresto sono stati emessi ad Ankara e nella provincia circostante. L’ISIS peraltro non rappresenta l’unica minaccia per la Turchia. In particolare, Ankara considera organizzazioni terroristiche a tutti gli effetti il Kurdistan Worker’s Party (PKK) nonché la Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), la rete del predicatore islamico Fethullah Gülen, attualmente residente negli Stati Uniti, che il governo turco considera responsabile del tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016, in seguito al quale, il 21 luglio, è stato imposto lo stato di emergenza, revocato, dopo 7 proroghe consecutive, il 19 luglio 2018.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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