Riad mette in sicurezza i propri cieli attraverso Atene, passando per Parigi e Washington

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 15:47 in Arabia Saudita Grecia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Arabia Saudita e la Grecia hanno raggiunto un accordo con cui Atene fornirà un sistema di missili antiaerei Patriot a Riad.

La notizia è stata dapprima riferita dal quotidiano greco Ekathimerini, il 16 gennaio scorso, facendo riferimento ad un accordo raggiunto nei giorni precedenti tra i due Paesi. Tuttavia, è stato specificato che i dettagli tecnici dell’intesa relativi al trasporto dei missili, il loro dispiegamento, il costo e la responsabilità operativa sono ancora oggetto di discussione. Secondo quanto riferito, l’accordo è stato raggiunto dai Ministeri degli Esteri di Grecia ed Arabia Saudita, con l’obiettivo di potenziare il sistema di difesa aereo saudita, alla luce delle crescenti tensioni e, in particolare, di uno degli ultimi attacchi del 2019, verificatosi il 14 settembre scorso.

In tale data, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Sebbene i ribelli abbiano dichiarato la propria responsabilità, gli Stati Uniti credono che sia l’Iran ad essere tra gli autori dell’attacco. In particolare, vi sarebbero prove che attestano la provenienza dei droni da una base iraniana, situata al confine con l’Iraq.

Secondo alcuni esperti, l’accordo Atene-Riad è il risultato delle pressioni esercitate da Washington, volte a far sì che la Grecia possa svolgere un ruolo nel Golfo Arabo. In precedenza, a detta del quotidiano greco, Atene si sarebbe rifiutata di fornire sostegno militare, inviando, nello specifico, una fregata, alla coalizione internazionale a guida statunitense, ideata per garantire la sicurezza navale del Golfo e dello Stretto di Hormuz. Le autorità greche hanno poi aggiunto che le discussioni che hanno portato all’intesa hanno avuto inizio prima dell’escalation di eventi verificatasi con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, del 3 gennaio. Riad e Atene, dal canto loro, non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali.

In tale quadro, risale al 17 gennaio la notizia, riferita dall’agenzia di stampa Reuters, secondo cui  funzionari francesi hanno rivelato che Parigi ha schierato un sistema radar sulla costa orientale dell’Arabia Saudita. L’operazione mira a rafforzare le difese del Regno a seguito delle recenti tensioni. Anche Parigi aveva accusato Teheran di essere tra i responsabili dell’attacco del 14 settembre e si era detta pronta a fornire assistenza per evitare eventi simili in futuro. In tale quadro, il 16 gennaio, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha affermato, in un discorso rivolto all’esercito francese, che il proprio Paese ha dispiegato, in tempi record, la Jaguar Task Force, con il fine di garantire la sicurezza del Regno. Un’iniziativa che, tuttavia, non è stata ancora annunciata ufficialmente.  

Prima ancora, a seguito dell’attacco contro gli impianti di Saudi Aramco, l’11 ottobre, da Washington era giunta la notizia del dispiegamento di 2.800 soldati aggiuntivi in Arabia Saudita, oltre all’invio di due squadroni di jet da combattimento, un’ala di spedizione aerea, due batterie di missili Patriot e un sistema di difesa missilistica THAAD. Come evidenziato dal Segretario alla Difesa statunitesne, Mark Esper, le truppe statunitensi nel Regno, all’11 ottobre, sarebbero giunte a 3.000 membri.  Alla luce di ciò, la forza greca sarà la terza ad essere schierata in Arabia Saudita. Ad ogni modo, l’obiettivo sarà rispondere ad eventuali crescenti minacce iraniane, attraverso un “ombrello multi-nazionale” promosso dagli Stati Uniti.

Il clima di tensione tra Washington e Teheran si è acuito a seguito di eventi verificatisi prima e dopo l’uccisione di Soleimani. L’8 gennaio, due basi situate nelle regioni irachene di Erbil e al-Anbar sono state colpite da una serie di missili, lanciati da Teheran per rivendicare la morte del generale della Quds Force. Ancor prima, il 27 dicembre, un attacco missilistico contro una base militare irachena ha causato la morte di un civile statunitense, che si trovava nella struttura per lavoro. Successivamente, il 29 dicembre, l’esercito statunitense ha condotto attacchi aerei di ritorsione contro le basi delle milizie delle Brigate di Hezbollah situate in Siria e in Iraq. Le cosiddette “Brigate di Hezbollah” sono un gruppo paramilitare sciita iracheno, noto altresì con il nome di Kataib, supportato dall’Iran. A tali episodi hanno fatto seguito due giorni di sconvolgimenti presso l’ambasciata statunitense a Baghdad, situata nella cosiddetta Green Zone.

In tale quadro, il 6 gennaio, l’ambasciata iraniana di Atene ha lanciato un avvertimento alla Grecia. In particolare, se Atene autorizza gli Stati Uniti a far partire un attacco contro l’Iran da una base americana in Grecia, Teheran risponderà in maniera “chiara e decisiva”.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.