Paraguay: il potere dei cartelli brasiliani

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 7:47 in Brasile Paraguay

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L’evasione di 75 detenuti appartenenti al cartello brasiliano Primo Comando Capitale da un carcere di massima sicurezza in Paraguay ha messo in evidenza il potere delle organizzazioni brasiliane dedite al narcotraffico nel paese vicino. È stata la più grande evasione nella storia del Paraguay, secondo il governo. Domenica mattina, 75 prigionieri legati alla più potente organizzazione criminale del Brasile sono fuggiti da una prigione vicino al confine tra i due paesi. Sebbene le autorità abbiano trovato un tunnel scavato apparentemente per settimane, non escludono che i detenuti siano fuggiti attraverso il cancello principale della prigione con la complicità delle guardie. La spettacolare fuga dimostra il potere che il cartello brasiliano Primo Comando Capitale (PCC) ha acquisito in Paraguay, dove ottiene armi e marijuana e da dove passa la cocaina che acquista in Bolivia diretta in Europa attraverso i porti del Brasile.

Circa 40 evasi sono di nazionalità brasiliana. Il governo di Jair Bolsonaro ha immediatamente annunciato l’invio di 200 agenti di polizia per rafforzare il confine e cercare di impedire l’ingresso in territorio brasiliano agli evasi dalla prigione di Pedro Juan Caballero, la città in cui il PCC, quattro anni fa, ha assunto il controllo dell’area. Lì uccise in uno spettacolare agguato il cosiddetto “re del confine”, Jorge Rafaat Toumani, il capo locale del contrabbando e del traffico di armi e droga che riforniva non solo il PCC, ma anche altri gruppi. L’organizzazione criminale ha un forte dominio territoriale negli stati di confine brasiliani.

Sei furgoni utilizzati nella fuga sono stati trovati bruciati a Ponta Porá, la città brasiliana che si trova a ridosso del confine, secondo un portavoce della polizia. Tra i fuggitivi, alcuni coinvolti in una battaglia carceraria in Paraguay lo scorso anno che si è conclusa con diversi detenuti decapitati. Questo tipo di “lezione” per chi è considerato nemico o traditore è frequente nelle rivolte carcerarie in Brasile, molto meno nel paese ispanofono, la cui opinione pubblica rimase fortemente colpita dalla brutalità dei detenuti in rivolta.

Le autorità paraguaiane non hanno potuto impedire l’evasione anche se, come hanno ammesso, a dicembre avevano già avuto informazioni sul fatto che il PCC offriva una ricompensa di 80.000 dollari (circa 72.000 euro) a coloro che li avessero aiutati a far evadere i membri del cartello. Il governo del Brasile ha offerto aiuto al Paraguay, dove il presidente Mario Abdo Benítez ha licenziato il direttore della prigione e 28 guardie. Nessuno ha dato l’allarme, anche se gli evasi avessero dovuto scavare il tunnel per settimane e nonostante abbiano accumulato centinaia di sacchi di sabbia e detriti.

Il PCC, creato in una prigione a San Paolo all’inizio degli anni ’90, conta circa 30.000 membri all’interno e all’esterno delle carceri. Data la debolezza del sistema penitenziario brasiliano, il gruppo controlla il funzionamento interno in dozzine di carceri.

“In Paraguay è tutto nuovo. La presenza del PCC è nuova, le sue strategie, le grandi tangenti sono nuove. E questo crea difficoltà” – ha spiegato sulle colonne del quotidiano brasiliano Estadão Bruno Paes Manso, docente di criminologia dell’Università di San Paolo. “Sebbene il Paraguay sia un paese importante per la marijuana e come transito di cocaina dalla Bolivia, il PCC arriva in modo molto preciso, con un’altra relazione con il mercato della droga e una strategia molto violenta di dominare le prigioni per spaventare il Paraguay” – spiega l’esperto.

Il cartello ha una cellula dedicata all’organizzazione delle evasioni. Questo è il motivo per cui il ministro della Giustizia brasiliano Sergio Moro ha avvertito domenica sera che coloro che sono stati ricatturati “hanno un biglietto di sola andata per le carceri federali”. Queste ultime sono le più temute dai trafficanti di droga perché mancano di spazio di manovra di cui godono nelle carceri statali, ma sono pochissime: solo cinque in tutto il Brasile, con altre cinque in costruzione. Poco dopo che Moro è entrato in carica, all’inizio del 2019, la dirigenza del PCC, con Marcos Camacho, alias Marcola alla guida, è stata trasferita dalle carceri statali di San Paolo ad altre gestite dal governo federale. Il sistema carcerario è stato il primo scenario della rapida espansione del PCC in Brasile, che in seguito si è estesa alle favelas e, negli ultimi anni ai paesi vicini.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e portoghese

di Redazione

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