Norvegia: il rimpatrio di una donna dell’ISIS scuote il governo

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 18:35 in Norvegia Siria

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Il ministro delle Finanze della Norvegia, Siv Jensen, si è dimessa. Insieme a lei, anche gli altri ministri del partito da lei guidato, il Partito del Progresso, hanno lasciato il governo in seguito alla scelta dell’esecutivo di agevolare il rimpatrio di una donna, sospettata di essere stata una combattente dello Stato Islamico.

È quanto annunciato da Al Jazeera English, il quale ha altresì specificato che le dimissioni del ministro delle Finanze privano il premier norvegese, Erna Solberg, della maggioranza parlamentare, facendo scaturire il rischio di ingovernabilità. Tuttavia, a tale riguardo, Solberg ha rassicurato i propri elettori, dichiarando di avere intenzione di rimanere in carica, alla guida di una coalizione di minoranza formata da tre partiti. A tal proposito, il quotidiano ricorda anche che in Norvegia non sono consentite elezioni anticipate e che la prossima tornata elettorale delle parlamentari si terrà nel settembre 2021.

In aggiunta, sottolinea il quotidiano, insieme al ministro delle Finanze, Solberg dovrà ora sostituire anche il ministro del Petrolio e dell’Energia, il quale rappresenta un dicastero strategico, essendo la Norvegia il più grande Paese produttore di petrolio e di gas dell’Europa dell’Ovest.

Per quanto riguarda la sospetta combattente, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, questa aveva lasciato la Norvegia nel 2013, quando si era recata in Siria, ma era stata arrestata dalle autorità mentre cercava di rientrare nel proprio Paese insieme ai suoi 2 bambini, di cui 1 sembra necessitare cure mediche.  

In merito a tale vicenda, il Partito del Progresso aveva proposto, la scorsa settimana, di favorire il rimpatrio del bambino che necessita cure mediche, senza però riservare lo stesso trattamento alla madre, la quale ha nel frattempo respinto le accuse di terrorismo, rendendosi altresì disponibile a collaborare con le autorità nel corso degli interrogatori.

L’identità della sospetta combattente non è ancora stata rivelata, ma a tale riguardo il South China Morning Post rivela che si tratta di una donna norvegese di 29 anni di origine pakistana. Il quotidiano aggiunge inoltre che la donna è stata rimpatriata date le condizioni del figlio malato, il quale, secondo quanto riportato, ha 5 anni. La sospetta combattente, inoltre, secondo il South China Morning Post, è rientrata lo scorso venerdì 17 gennaio, insieme al figlio malato e alla bambina dell’età di 3 anni, avuti con due jihadisti differenti. Una volta rientrata in Norvegia, la donna è rimasta in custodia cautelare nella giornata di lunedì 20 gennaio, ma le è stato consentito di stare con suo figlio, il quale è stato nel frattempo ricoverato.

In aggiunta, secondo quanto reso noto dal South China Morning Post, la donna è ritenuta essere stata una combattente del Fronte di Al Nusra e dello Stato Islamico. Da parte sua, nello smentire tali accuse, la sospetta combattente ha dichiarato di essere stata trattenuta in Siria contro la propria volontà.

Tale vicenda, secondo quanto evidenziato da alcuni analisti, ha in realtà rappresentato una occasione, per il Partito del Progresso, per abbandonare la coalizione di governo e focalizzarsi su altri temi, in vista delle elezioni politiche del settembre 2021.

La Norvegia è membro della NATO dal 1949, ma non dell’Unione Europea. Il Paese è particolarmente impegnato nella lotta al terrorismo e nel contrasto interno ed esterno all’estremismo violento.

Secondo il Global Terrorism Index del 2019, che attribuisce un indice da 0 a 10, dove 0 è il minimo e 10 è il massimo, a 163 Paesi al mondo in base all’impatto del terrorismo sui loro territori, la Norvegia ha registrato un indice poco superiore lo 0, rientrando tra gli Stati minimamente colpiti dal terrorismo. Ciò ha rappresentato un miglioramento per Oslo, avendo nel 2018 registrato un indice di 0.153.

In aggiunta, il Country Report on Terrorism del Dipartimento di Stato americano rende noto che secondo il servizio di intelligence del Paese, ovvero i servizi di sicurezza della Polizia di Oslo, almeno 100 foreign fighters sono partiti dalla Norvegia per recarsi in Siria e in Iraq per unirsi all’ISIS.

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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