Ministro della Difesa francese: previste nuove operazioni militari nel Sahel

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 16:23 in Francia Mali

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Il ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha annunciato, lunedì 20 gennaio, il lancio di nuove operazioni militari nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger, dove Parigi e i suoi alleati hanno deciso di potenziare la lotta contro i gruppi estremisti locali. Parlando in conferenza stampa da Bamako, capitale del Mali, insieme alle controparti svedese, estone e portoghese, Parly ha dichiarato: “Nuove missioni saranno sviluppate nelle prossime settimane in quest’area molto speciale al confine tra i 3 Paesi”. La visita di Parly, durante la quale il ministro ha incontrato il presidente maliano Ibrahim Boubacar Keita, ha come obiettivo quello di spingere alla realizzazione degli impegni stabiliti alla conferenza di Pau, il 13 gennaio, quando il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato i partner africani del G5 Sahel. In tale occasione, i leader di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania avevano concordato di rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e avevano stabilito di creare un’unica struttura di comando militare sotto la quale condurre nuove operazioni antiterrorismo. La “coalizione per il Sahel” dovrebbe unire insieme le forze della Francia, del G5 Sahel e di altri Paesi alleati. Il G5 Sahel è una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. In seguito all’incontro di Pau, la Francia si è altresì impegnata a inviare nella regione altri 220 soldati. Anche l’Europa, secondo le dichiarazioni di Parly, si sarebbe detta interessata a partecipare alla coalizione.

“Il messaggio è abbastanza chiaro: vogliamo continuare la lotta contro il terrorismo perché ciò che sta succedendo nel Sahel, l’insicurezza che al momento prevale nella regione, interessa tutti noi europei”, ha detto Parly, che, prima di recarsi in Mali, è stata in Ciad per una breve visita. Il viaggio in Ciad è avvenuto in contemporanea con un attentato suicida realizzato, nel villaggio occidentale di Kaiga-Kindjiria, da una donna, presumibilmente ingaggiata dall’organizzazione terroristica di Boko Haram. La kamikaze si è fatta esplodere nella notte tra domenica 19 e lunedì 20 gennaio e il numero delle vittime ammonta, al momento, a 9 persone, 7 uomini e 2 donne.  Il numero dei morti è stato confermato dal portavoce dell’esercito ciadiano, il colonnello Azem Bermandoa, il quale avrebbe dichiarato: “È stato Boko Haram, non ci sono dubbi”.  L’organizzazione, attiva in Nigeria dal 2009, ha esteso le sue offensive anche nei Paesi vicini, coinvolgendo soprattutto Camerun, Niger e Ciad.

Il summit di Pau è stato richiesto dal presidente Macron dopo l’incidente aereo che ha coinvolto due elicotteri francesi entrati in collisione sui cieli del Mali il 25 novembre. A seguito dell’impatto, tutti e 13 i soldati a bordo dei velivoli sono rimasti uccisi. Le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. JNIM si è formato il 2 marzo 2017 dall’unione della branca sahariana di AQIM, di Ansar al-Dine e del Fronte di liberazione della Macina. Il Global Terrorism Index 2019 ha inserito il Mali al 13esimo posto tra i 163 Paesi di cui è stato analizzato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,65. Il centro ed il Nord del Paese, in prossimità dei confini con il Burkina Faso ed il Niger, essendo poco controllati, continuano ad essere le aree maggiormente interessate dalle attività terroristiche. 

La forza francese presente in Mali dall’agosto 2014 è conosciuta con il nome di operazione Barkhane. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale.I 4.500 militari francesi presenti nel Sahel si trovano al momento impantanati, senza indicazioni precise su come muoversi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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