L’Iran e l’accordo sul nucleare: no al passaggio alle Nazioni Unite

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 12:44 in Europa Iran

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Teheran ha nuovamente minacciato l’Europa di ritirarsi dall’accordo sul nucleare se il fascicolo verrà inviato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, rischiando, in tal modo, ulteriori sanzioni.

Le dichiarazioni sono giunte dal ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, il 19 gennaio, riferendosi a quanto affermato da Francia, Germania e Regno Unito il 14 gennaio scorso. In tale data, i tre Paesi hanno attivato il meccanismo di risoluzione delle dispute, dopo le accuse rivolte contro Teheran circa le violazioni commesse nell’ambito dell’accordo sul nucleare. La mossa potrebbe portare le Nazioni Unite a reintrodurre le sanzioni contro l’Iran.

“Se gli europei continueranno a comportarsi in modo inappropriato o invieranno il dossier iraniano al Consiglio di sicurezza, ci ritireremo dall’accordo” sono state le parole di Zarif, il quale ha, tuttavia, specificato che l’Iran non ha ancora chiuso le porte ad eventuali negoziati, volti a risolvere la questione con le potenze mondiali interessate. Simili affermazioni sono state ribadite, il 21 gennaio, dal portavoce degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, secondo cui le accuse da parte europea sono infondate.

Allo stesso tempo, è stato riferito, il continuo allontanamento dell’Iran dai propri obblighi dipende dalle mosse attuate dalle altre parti e dal desiderio iraniano di veder tutelati i suoi interessi. A tal proposito, Mousavi ha affermato che l’Iran ha presentato all’Europa diverse proposte nel quadro dell’accordo sul nucleare. Ora, ha specificato il portavoce, dovranno essere tali Paesi a “scegliere tra una politica indipendente o una di assoggettamento al bullismo americano. Tuttavia, l’Europa dovrà agire concretamente se vorrà salvare l’accordo.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo siglato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è ritirato dall’intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti.

Il meccanismo di risoluzione delle controversie è sancito dal paragrafo n. 36, in cui viene definito un limite temporale, pari a 30 giorni, entro cui inoltrare ed eventualmente risolvere la disputa. Il testo del JCPOA prevede che la procedura venga attivata quando una parte accusa l’altra di aver violato l’accordo. Tale processo richiede fino a 65 giorni, tranne in caso di un accordo unanime per estendere questo periodo.

La questione deve essere dapprima sottoposta alla commissione congiunta responsabile dell’accordo, composta da Iran, Russia, Cina, Germania, Francia, Gran Bretagna e Unione Europea. In caso di mancato consenso, dopo 15 giorni, il dossier passerà ai ministri degli Esteri dei Paesi firmatari, i quali avranno anch’essi 15 giorni di tempo per provare a risolvere la questione. Un’alternativa è sottoporre il dossier ad un comitato consultivo composto da tre membri, due dei quali rappresentano le parti in conflitto e il terzo è indipendente. Se la parte attrice non è convinta dei provvedimenti presi e ritiene che la questione costituisca una grave inadempienza, può considerare la questione non risolta e porre fine ai suoi obblighi. In tal caso, anche il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrà essere informato.

Questo, entro 30 giorni, dovrà votare sulla possibilità di alleggerire le sanzioni contro l’Iran. Risoluzione che richiede l’approvazione di nove Stati membri, senza possibilità di veto per Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna o Francia. Se la proposta verrà rigettata, le sanzioni menzionate in tutte le precedenti risoluzioni delle Nazioni Unite verranno ripristinate, a meno che il Consiglio di sicurezza non decida diversamente.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.