La leader di Hong Kong a Davos per il World Economic Forum

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 10:12 in Hong Kong Svizzera

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La leader di Hong Kong, Carrie Lam, si trova al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, per ribadire la stabilità della città, nonostante le continue proteste. Intanto, l’agenzia di rating Moody’s ha declassato la tenuta del suo debito.

La decisione di Moody’s è stata comunicata il 20 gennaio e l’agenzia ha affermato che la sua opinione si basa sul fatto che la forza delle istituzioni e della governance della città è oggi “inferiore a quanto precedentemente stimato”. A tale proposito è stato citato un certo grado di “inerzia” che caratterizza i rami legislativo ed esecutivo del governo che ha modificato le sue prospettive da stabili a negative. Intanto, Lam e il “Team HK”, che comprende il suo segretario commerciale, alcuni funzionari della borsa di Hong Kong, le autorità aeroportuali e altri rappresentanti del mondo economico e finanziario, si trovano in Svizzera, per rassicurare le aziende internazionali sulla tenuta della città. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Reuters, le società che operano in tale realtà sono poco sicure riguardo al futuro della regione. “La principale preoccupazione per gli investitori stranieri riguarda la posizione a lungo termine di Hong Kong come centro finanziario globale”, ha affermato Benjamin Quinlan, CEO della società di consulenza Quinlan & Associates, con sede a Hong Kong. “Ancora più importante, ci sono dubbi sul fatto che lo stato di diritto fondamentale alla base della città sarà mantenuto”, ha aggiunto. 

Questo viaggio arriva due giorni dopo le proteste del 19 gennaio, quando centinaia di cittadini di Hong Kong si sono nuovamente radunati, in un parco situato nel centro della città, chiedendo riforme democratiche e opponendosi al “comunismo”. Dal canto loro, le forze di polizia si sono schierate, bloccando i manifestanti e perquisendoli, in particolare presso le strade vicine ai luoghi di protesta e presso le stazioni metropolitane. La manifestazione di domenica è stata intitolata “Assedio Universale contro il Comunismo” ed è finita con una serie di scontri violenti tra manifestanti e forze dell’ordine. Un sondaggio condotto da Reuters a dicembre 2019 ha rilevato che il 59% degli abitanti della città sostiene il movimento di protesta, mentre il 57% ha affermato di aver chiesto le dimissioni di Carrie Lam appoggiato da Pechino. “Ci sarà una grave crisi di governabilità perché penso che il governo non abbia credibilità e affronterà grandi resistenze, sia nei Consigli Legislativi che in quelli distrettuali”, ha affermato Ma Ngok, politologo dell’Università cinese di Hong Kong. Poiché il movimento di protesta gode ancora di un ampio sostegno, alcuni osservatori si aspettano che Pechino reagisca più duramente e tenti di mettere a tacere gli attivisti e di frenare l’impennata del sentimento anti-cinese. “Entro l’estate assisteremo a conflitti politici più profondi all’interno della società, in coincidenza con azioni economiche paralizzanti”, ha affermato Phill Hynes, responsabile della ISS, una società di analisi del rischio asiatica. “Il 2020 non sarà l’anno in cui Hong Kong guarirà, sarà l’anno in cui si infiammerà”, ha aggiunto.

Le proteste ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo 2019 e hanno raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso la Cina continentale. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong ha respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figurano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.