Corea del Sud invierà un’unità della Marina nello Stretto di Hormuz

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 11:32 in Corea del Sud USA e Canada

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L’esercito della Corea del Sud ha dichiarato, il 21 gennaio, che prevede l’invio di un’unità della Marina nell’area intorno allo Stretto di Hormuz, a seguito di una richiesta di supporto da parte degli Stati Uniti per proteggere le petroliere.

Come alleato chiave degli Stati Uniti, la Corea del Sud ha discusso la possibilità di deviare un’unità della Marina già in funzione a Sud-Ovest della penisola arabica, impegnata in operazioni anti-pirateria, verso lo Stretto di Hormuz. Tale decisione rappresenta un compromesso tra la richiesta USA e le volontà sudcoreane, poiché non richiederà una nuova autorizzazione parlamentare. Seul dispiegherà le sue navi nello Stretto, ma non si unirà ufficialmente alla coalizione internazionale di forze guidate da Washington in funziona anti-iraniana, secondo quanto ha affermato il Ministero della Difesa. “Il governo sudcoreano ha deciso di espandere temporaneamente lo spiegamento dell’unità militare di Cheonghae”, secondo quanto ha riferito ai giornalisti un funzionario ministeriale di Seul. Tale operazione potrà garantire la sicurezza dei cittadini e la libera navigazione delle navi sudcoreane nell’area, ha aggiunto.

L’unità Cheonghae continuerà con la sua missione anti-pirateria, mentre coopererà con la coalizione nello Stretto di Hormuz. Le autorità sudcoreane hanno specificato che gli Stati Uniti sono stati informati di tale decisione, che è stata spiegata anche ai rappresentanti iraniani, separatamente. L’unità sudcoreana è di stanza nel Golfo di Aden dal 2009, dove lavora per contrastare la pirateria in collaborazione con numerosi Paesi africani, gli Stati Uniti e l’Unione Europea. La Cheonghae è formata da 302 unità, un cacciatorpediniere da 4.500 tonnellate, un elicottero Lynx e imbarcazioni a tre velocità. Tra le operazioni più importanti dell’unità della Marina sudcoreana ci sono stati il salvataggio di una nave di Seul e del suo equipaggio nel 2011 e l’evacuazione dalla Libia e dallo Yemen dei propri cittadini a novembre 2018, oltre all’accompagnamento di circa 18.750 navi nazionali e internazionali. La Corea del Sud, il quinto più grande importatore mondiale di petrolio greggio e uno dei principali clienti iraniani per acquisto di petrolio, ha smesso di importare oro nero da Teheran a partire da maggio 2019, dopo la fine delle deroghe alle sanzioni statunitensi. 

Una disputa molto rilevante che ha poi toccato lo Stretto di Hormuz è iniziata tra Iran e Regno Unito il 4 luglio 2019, quando la petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio iraniano verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. In tale quadro, l’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico aveva riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz. Il ripristino della libertà di traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è di importanza fondamentale per gli approvvigionamenti energetici mondiali, poiché un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale passa per lo strategico canale, situato tra l’Oman e l’Iran.

Di conseguenza, la petroliera britannica Stena Impero e tutto il suo equipaggio, è stato sequestrato 19 luglio 2019 per mano dell’Iran, e ad altri episodi di tensione navale tra Stati Uniti, Iran e Gran Bretagna, verificatisi contestualmente nella regione. Il 22 luglio, Londra aveva ordinato il rilascio immediato della sua petroliera e dell’equipaggio, definendo il sequestro, avvenuto nei pressi dello Stretto di Hormuz, un atto illegale. Il 6 agosto, il Regno Unito aveva annunciato la sua partecipazione ad una colazione per la sicurezza marittima degli Stati Uniti per proteggere le rotte di navigazione nel Golfo. Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif aveva sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo, di Paesi al di fuori della regione, rappresentava una “fonte di insicurezza” e che, pertanto, l’Iran avrebbe agito di conseguenza per preservare la propria stabilità. Secondo Zarif, il Golfo Persico è “un’arteria vitale” e una priorità per Teheran, che ha sempre salvaguardato la propria sicurezza marittima.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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