Cipro: nuove accuse contro la Turchia

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 17:30 in Cipro Turchia

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Cipro ha accusato la Turchia di essere uno “Stato pirata” che viola il diritto internazionale a seguito dei suoi rinnovati tentativi di ricerca di gas naturale all’interno di acque i cui diritti economici appartengono a Nicosia.

È quanto rivelato dal quotidiano ellenico, Ekathimerini, il quale ha altresì specificato che le accuse avanzate dal governo cipriota risalgono alla scorsa domenica, 19 gennaio, quando Nicosia ha rivelato che Ankara stava cercando di condurre nuove trivellazioni all’interno di un’area situata a Sud di Cipro, le cui licenze erano già state affidate a compagnie petrolifere italiane e francesi.

Le trivellazioni condotte da Ankara a largo delle coste di Cipro sono state oggetto di numerose contestazioni da parte della comunità internazionale a partire dallo scorso 3 maggio, quando Ankara aveva inviato la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest di Cipro. Il 2 giugno, inoltre, la Turchia aveva inviato una seconda nave da perforazione,  la Yavuz, all’interno di un’altra area al centro di una disputa territoriale tra Turchia e Cipro. Lo scorso 18 settembre, la Yavuz aveva abbandonato le acque a largo di Cipro per far rifornimento al porto turco di Tasucu, nella provincia di Mersin, nell’area meridionale della Turchia, ma era tornata attiva lo scorso 5 ottobre.

Il quotidiano ellenico, inoltre, aggiunge che nello scorso luglio la Turchia aveva inviato due navi da trivellazione, scortate dalle proprie navi della marina militare, nelle coste ad Est ed Ovest di Cipro.

In tale contesto, quella annunciata da Nicosia si pone come quarta missione di trivellazione avviata dalla Turchia nelle acque circostanti l’isola di Cipro, nonché seconda all’interno di una zona precedentemente affidata in licenza a compagnie petrolifere italiane e francesi.

A tale riguardo, il ministro degli Esteri cipriota, Nikos Christodoulides, ha dichiarato che le più recenti azioni della Turchia giungono all’apice di pregresse violazioni del diritto internazionale nella regione, fattore che, secondo il minsitro, si pone quale dimostrazione delle “mire espansionistiche” della Turchia. In aggiunta, Christodoulides ha dichiarato che tali violazioni del diritto internazionale non verranno legittimate, indipendentemente dal loro numero e dalla loro frequenza.

Da parte sua, il portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Turchia, Hami Aksoy, ha dichiarato che i cittadini turco-ciprioti, il cui governo è riconosciuto soltanto dalla Turchia, hanno diritto a usufruire dei giacimenti di gas al pari dei greco-ciprioti, ai quali, ha sottolineato Aksoy, è stata proposta la condivisione dei profitti. In aggiunta, Ankara ha sottolineato di voler difendere i diritti dei turco-ciprioti, i quali vengono, a detta di Aksoy, ignorati dal blocco comunitario e dall’UE.

In risposta, il governo di Nicosia ha dichiarato che gli interessi dei cittadini turco-ciprioti sono tutelati da un fondo di investimenti creato lo scorso anno e che la tesi di Ankara secondo cui la Turchia stia tutelando gli interessi di tale etnia è “cinica e ipocrita”, dal momento che il governo turco ritiene che circa il 44% delle acque che circondano l’isola sia di propria competenza.

In aggiunta, lo scorso 27 novembre il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. A causare tensioni è il memorandum siglato in ambito marittimo, il quale, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.

In tale clima, lo scorso 10 gennaio il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva confermato l’intenzione dell’Amministrazione Trump di inviare una missione diplomatica nel Mediterraneo orientale, al fine di tutelare la sicurezza e la stabilità della regione.

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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