Ciad: attentato di una donna suicida, 9 morti

Pubblicato il 21 gennaio 2020 alle 12:18 in Africa Ciad

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Almeno 9 civili sono morti in Ciad, lunedì 20 gennaio, dopo che una donna si è fatta esplodere in un’area della regione occidentale del Paese, frequentemente presa di mira dall’organizzazione terroristica di Boko Haram. L’attentato è avvenuto nel villaggio di Kaiga-Kindjiria e, tra le vittime, ci sono 7 uomini e 2 donne. Il numero dei morti è stato confermato dal portavoce dell’esercito ciadiano, il colonnello Azem Bermandoa, il quale avrebbe dichiarato: “È stato Boko Haram, non ci sono dubbi”. L’organizzazione, attiva in Nigeria dal 2009, ha esteso le sue offensive anche nei Paesi vicini, coinvolgendo soprattutto Camerun, Niger e Ciad. Il villaggio di Kaiga-Kindjiria, composto da circa 7000 abitanti, è situato nei pressi della regione del Lago Ciad, una delle aree, insieme a quella del Sahel, maggiormente colpita dalla furia dei jihadisti. Il 14 agosto, un’altra donna suicida si era fatta esplodere in Ciad, nello stesso villaggio, detonando la cintura esplosiva che portava indosso e uccidendo 5 civili e un soldato. In un attentato più recente, avvenuto il 17 dicembre, alcuni militanti di Boko Haram hanno attaccato un villaggio di pescatori nel Nord-Est del Lago Ciad e ucciso 14 persone.

Da quando ha iniziato la sua rivolta, Boko Haram ha ucciso più di 35.000 persone e ha costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Il suo obiettivo è quello di abbattere il governo centrale di Abuja per prendere il potere ed istituire un regime basato sulla Sharia, la legge islamica. Per combattere i ribelli, Ciad, Niger, Camerun e Nigeria hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).  Anche lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale (ISWAP), che si è separato dall’organizzazione di Boko Haram nel 2016, si è reso responsabile di diversi scontri negli ultimi mesi. Il 26 dicembre, alcuni militanti dell’ISWAP hanno rilasciato un video in cui si vedono alcuni membri del gruppo decapitare 11 nigeriani cristiani. L’organizzazione ha dichiarato che il gesto fa parte di una campagna volta a vendicare la morte del leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi e del suo portavoce.  I jihadisti di ISWAP e Boko Haram sono soliti prendere di mira i soldati e gli avamposti militari, ma spesso colpiscono anche i mercati e i luoghi affollati. Diversi civili sono altresì costretti ad arruolarsi tra le fila dell’organizzazione per portare a termine attacchi e attentati suicidi.

Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali Libia, Sudan, Repubblica Centrafricana, Camerun, Nigeria e Niger. Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel sud. Nonostante nel 2003 sia iniziata la produzione petrolifera, grazie al completamento di un condotto che collega il Ciad alla costa atlantica, le autorità di N’Djamena, guidate dal presidente Idriss Déby e dal premier Alber Pahimi Padacké, continuano a faticare per cercare di ridurre il tasso di povertà, e per migliorare le condizioni sociali dei cittadini.

La situazione umanitaria è ulteriormente aggravata dalle offensive del gruppo terroristico nigeriano, Boko Haram, che è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad, dove i militanti continuano a uccidere civili e a distruggere le abitazioni locali. La violenza dei terroristi ha contribuito ad aumentare il numero di sfollati interni, peggiorando nettamente le condizioni di vita degli abitanti della regione. Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Ciad al 38esimo posto nella lista dei 163 Paesi di cui è stato misurato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 4,7. Il 22 marzo 2019, Boko Haram ha compiuto l’attacco più mortale commesso finora contro le forze di sicurezza del Ciad, uccidendo 8 soldati e ferendone altri 23, presso Dangdala, in prossimità del Lago Ciad.

Nel febbraio 2018, un programma di ricerca e conservazione da 6,5 milioni di dollari per preservare il bacino del Lago Ciad è stato lanciato nella capitale della Nigeria, Abuja. I Paesi partecipanti sono Camerun, Ciad, Niger, Nigeria e Repubblica Centrafricana. Il lago rappresenta la principale fonte di acqua dolce per 40 milioni di persone. Tuttavia, il cambiamento climatico e la cattiva gestione idrica hanno contribuito a un’impressionante riduzione del 90% della superficie del lago negli ultimi 40 anni. Mentre il lago si prosciuga e la fame cresce, la regione è costretta a subire anche le incursioni dei militanti di Boko Haram e di altre organizzazioni terroristiche che cercano di riempire le proprie fila reclutando pescatori e agricoltori locali. Secondo le stime delle Nazioni Unite, più di 2 milioni di persone sono state sradicate dalle proprie case e circa 10.7 milioni hanno bisogno di assistenza per sfamarsi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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