Yemen: 80 Houthi uccisi a Nord di Sana’a

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 10:54 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Fonti del quotidiano arabo al-Arabiya hanno rivelato, il 20 gennaio, che 80 combattenti Houthi sono stati uccisi e altri 100 arrestati a seguito di scontri verificatisi sul fronte di Nihm, a Nord-Est di Sana’a.

Tale notizia è giunta, nello specifico, da fonti militari, le quali hanno specificato che le battaglie hanno visto confrontarsi le milizie di ribelli sciiti Houthi con le forze dell’esercito yemenita. Queste ultime stanno cercando di progredire, in particolare, verso Tiba al- Safih, prendendo il controllo progressivo dei villaggi dell’area. Dal canto loro, i ribelli hanno cercato inizialmente di mobilitare le proprie forze soprattutto verso il monte Haylan e nelle strade verso la capitale. Tuttavia, hanno dovuto far fronte alle forze yemenite, le quali hanno impiegato artiglieria pesante e diversi tipi di armi, causando gravi perdite sia in termini di vite umane sia materiali tra i membri della fazione opposta.

L’episodio fa seguito ad un attentato condotto dai ribelli Houthi il 18 gennaio, definito il più letale negli ultimi cinque anni di conflitto. In particolare, si è trattato di un attacco missilistico contro un centro di addestramento militare situato nell’Ovest dello Yemen, nella città di Ma’rib e che ha causato la morte di almeno 70 soldati yemeniti ed il ferimento di altri 50.

Dal canto suo, l’esercito yemenita, coadiuvato dalle forze della coalizione internazionale a guida saudita, ha riferito di aver lanciato, tra il 18 ed il 19 gennaio, un’offensiva su vasta scala contro le postazioni controllate dai ribelli Houthi, situate nell’Ovest di Daba`a, nel distretto di Nihm. A tal proposito, il comandante delle operazioni congiunte, il generale maggiore Saghir bin Aziz, ha elogiato le vittorie ottenute dall’esercito yemenita, il quale sta continuando a liberare i territori yemeniti dalla morsa dei ribelli Houthi.

Lo Yemen continua ad assistere ad una perdurante guerra civile, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

È del 5 novembre scorso un accordo considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto, il cosiddetto accordo di Riad. L’obiettivo principale è stato porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen.  

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.