Siria: continua l’escalation contro Aleppo e Idlib

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 11:55 in Medio Oriente Siria

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Un corrispondente di al-Jazeera in Siria ha riferito, il 20 gennaio, che 6 persone sono state uccise e altri civili sono stati feriti a seguito di bombardamenti condotti dalle forze russe contro la periferia occidentale di Aleppo.

Nello specifico, gli ultimi attacchi condotti dalle forze del regime, coadiuvate da Mosca, hanno colpito la municipalità di Kafr Joum e le aree circostanti, causando ingenti danni sia in termini di vite umane sia materiali, e provocando la distruzione di proprietà sia statali sia private. In tale quadro, l’organizzazione no profit Humanitarian Response ha riferito che, negli ultimi giorni, sono stati circa 27mila i civili siriani provenienti dalla periferia di Aleppo e rifugiatisi al confine con la Turchia.  Dal canto loro, le forze dell’opposizione hanno riferito di aver causato circa 20 morti tra le file delle forze filo-regime, a seguito di attacchi condotti, nello specifico, contro l’asse di Abu Dafn, nell’Est del governatorato di Idlib, e quello di al-Zahraa, nell’Ovest di Aleppo.

Di fronte a tale scenario, il direttore della Difesa civile siriana, Raid al-Saleh, ha messo in guardia da quella che è stata definita una “catastrofe umanitaria”, che potrebbe interessare soprattutto la regione di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, a causa dei continui bombardamenti da parte delle forze del regime siriano e quelle ad esso alleate. Come evidenziato dallo stesso direttore, tale area dovrebbe essere interessata da un cessate il fuoco, ma in realtà questo è stato ripetutamente violato.

Nello specifico, il 9 gennaio, Russia e Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione di Idlib, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man, tra cui Khan al-Subl, al-Hartamyeh, e Maasaran. Gli attacchi hanno avuto inizio nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nel pomeriggio del medesimo giorno.

A detta di al-Saleh, il regime siriano e la Russia sono potenze alleate, le quali stanno portando avanti una “chiara politica di evacuazione della regione”, con il fine ultimo di assumerne il controllo. Tale politica, specifica il direttore della Difesa civile, viene attuata attraverso attacchi e bombardamenti contro installazioni e strutture vitali, tra cui anche ospedali e stazioni idriche, oltre a mercati e quartieri residenziali. Secondo quanto riferito, negli ultimi mesi, circa 350.000 siriani hanno lasciato le proprie abitazioni a Maarat al-Nu’man e, prima ancora, a Khan Shaykhun e Hama. Lo stesso scenario, evidenzia al-Saleh, si è verificato ad Homs nei primi anni del conflitto, che, nonostante siano passati quattro anni da quando il regime ne ha preso il controllo, continua ad essere un’area in larga parte disabitata.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. La ripresa di una violenta offensiva sul campo contro Idlib è cominciata il 19 dicembre scorso e ha consentito all’esercito di Assad di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato.

Le forze del presidente, Assad, mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco. La città, al momento, risulta essere quasi totalmente disabitata. Dopo gli scontri verificatisi il 16 gennaio, è stato riferito che le forze del regime sono oramai giunte a circa 7 km di distanza da qui. Soccorritori e residenti hanno riferito che, in tale data, Maarat al-Nu’man è stata duramente colpita da aerei russi e siriani. Gli stessi che il giorno precedente, il 15 gennaio, avevano condotto un attacco aereo contro un mercato del centro di Idlib, al-Hal, causando la morte di almeno 21 civili.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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