Segnali positivi nei rapporti tra Giappone e Corea del Sud

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 11:14 in Corea del Sud Giappone

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Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha affermato che la Corea del Sud è il suo “vicino più importante” e che i due Paesi condividono i valori fondamentali, il 20 gennaio. Si tratta di una dichiarazione di vicinanza, a seguito di un periodo di tensione tra Tokyo e Seul. 

Il commento arriva dopo che il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, ha proposto una collaborazione per risolvere la questione dei lavoratori forzati in tempo di guerra, e ha definito il Giappone “il nostro vicino più prossimo”. “In una situazione di sicurezza sempre più allarmante nel Nord-Est asiatico, la diplomazia con i Paesi vicini è estremamente importante”, ha sottolineato Abe di fronte al parlamento giapponese. “In sostanza, la Corea del Sud è il vicino più importante con cui il Giappone condivide valori fondamentali e interessi strategici”. Abe e Moon si sono incontrati in Cina, il 24 dicembre, e hanno sottolineato la necessità di migliorare i legami. 

In occasione del vertice trilaterale in Cina, il presidente Moon aveva affermato che la pace nella penisola coreana rientra nell’interesse comune dei 3 Paesi. Parlando nella città sud-occidentale cinese di Chengdu, a seguito di un incontro con il premier cinese, Li Keqiang, e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, Moon aveva affermato che i Paesi asiatici avevano concordato sulla necessità di mantenere una stretta comunicazione. La Cina ha ospitato i leader dei Paesi vicini anche per incoraggiare una tregua tra di loro, che rappresentano i principali alleati militari statunitensi in Asia. L’incontro era stato il primo colloquio diretto tra il premier giapponese e il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, in 15 mesi. 

I legami tra Seul e Tokyo hanno toccato il fondo negli ultimi mesi per questioni commerciali e altre controversie legate a decenni di aspri conflitti sull’occupazione giapponese della penisola coreana del 1910-1945. Gli Stati Uniti hanno spesso esortato i suoi due alleati a seppellire l’ascia di guerra, preoccupati che le loro relazioni stessero complicando la diplomazia in Asia. “Come maggiore potenza della regione, la Cina spera di mostrare la sua presenza diplomatica al mondo portando allo stesso tavolo i leader giapponesi e sudcoreani”, ha dichiarato Haruko Satoh, professore ed esperto di politica cinese all’università di Osaka.

Le relazioni tra Giappone e Corea del Sud hanno cominciato ad inasprirsi il 12 luglio 2019, quando i due Paesi asiatici si sono scontrati sulle restrizioni alle esportazioni che Tokyo aveva imposto nei confronti di Seul. Queste erano dovute ad una disputa sui risarcimenti per il lavoro forzato svolto dai sudcoreani durante l’occupazione giapponese della penisola coreana, avvenuta tra il 1910 e il 1945. Nel 2005, più di 220.000 sudcoreani hanno dichiarato di essere stati costretti ai lavori forzati dai giapponesi. Una sentenza storica della Corte Suprema della Corea del Sud contro compagnia Nippon Steel & Sumitomo Metal Corp ha stabilito che la società giapponese doveva ricompensare 4 lavoratori coreani sfruttati, poiché il trattato del 1965, che aveva normalizzato i rapporti diplomatici tra i due Paesi, non ha fatto valere il loro diritto al risarcimento.

Nell’ambito di tale accordo, la Corea del Sud aveva ricevuto 300 milioni di dollari in aiuti economici e 500 milioni in prestiti da parte del Giappone, affinché venissero ritenute saldate tutte le questioni relative alla compensazione precedenti al trattato. I soldi ricevuti sono stati impiegati nella ricostruzione delle infrastrutture e per far ripartire l’economia del Paese, devastata dalla guerra inter-coreana durata 3 anni e terminata nel 1953. Un gruppo di 1.103 individui, precedentemente obbligato ai lavori forzati, ha dunque dichiarato di aver intentato una causa chiedendo al governo coreano di assegnare 100 milioni di won, circa 88.500 dollari, a ciascuno di loro, in cambio di un più tradizionale risarcimento diretto proprio perché lo Stato aveva già ricevuto i fondi dal Giappone.

Tokyo è stata infastidita dalle ulteriori rivendicazioni sudcoreane, anche a seguito dell’intesa del 1967. Le sanzioni imposte dal Giappone il 12 luglio 2019, si applicavano all’acquisto, da parte di Seul, di quei materiali che la Corea del Sud impiega nella produzione di dispositivi tecnologici. Tale misura ha comportato danni non indifferenti per i colossi sudcoreani del settore tecnologico, tra cui la Samsung Electronics Co Ltd e la SK Hynix Inc, quest’ultima produttrice di componenti utilizzate da Apple e Huawei. Pochi giorni dopo, il 16 luglio, la Corea del Sud aveva dichiarato di avere dubbi sul rispetto da parte del Giappone delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro la Corea del Nord, che prevedevano limiti ad importazioni e esportazioni in numerosi settori, tra cui quello del petrolio. In risposta, Tokyo aveva rimosso Seul dalla lista dei Paesi “con status bianco”, ovvero con restrizioni commerciali minime.

 In tale contesto, la Corea del Sud aveva chiamato in causa Washington, storico alleato di entrambi i Paesi, affermando che le sanzioni imposte dal Giappone avrebbero impattato anche sulle aziende dell’industria tecnologica presenti negli Stati Uniti, con ricadute su scala globale. Washington aveva in risposta deciso di far intervenire il suo diplomatico specializzato nella politica Est-asiatica, David Stilwell, che si era recato a Seul il 17 luglio e aveva affermato che Washington “sarebbe intervenuto in tutte le problematiche che vedono coinvolti la Corea del Sud e gli Stati Uniti”.  

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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