Rappresentante USA in Pakistan per discutere la crisi afghana

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 14:48 in Pakistan USA e Canada

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La sottosegretaria agli Esteri degli Stati Uniti in Asia Centrale e Meridionale, Alice Wells, ha iniziato una visita ufficiale di 4 giorni in Pakistan, il 19 gennaio, durante la quale discuterà della situazione in Afghanistan. 

La visita della Wells arriva in un momento particolarmente critico delle relazioni tra Pakistan, Stati Uniti e Afghanistan. La sottosegretaria discuterà con alti funzionari del governo di Islamabad le questioni relative ai rapporti bilaterali, ma anche regionali. Durante la sua permanenza nel Paese, Alice Wells parteciperà anche ad una serie di incontri con i rappresentanti della società civile. “Abbiamo chiarito che la massima realizzazione del potenziale del Paese richiede progressi nei nostri sforzi congiunti verso la stabilità in Afghanistan”, ha dichiarato la rappresentante USA. In tale ambito si inserisce l’incontro tra il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, e il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mahmood Qureshi, avvenuto il 17 gennaio. In un tweet, Pompeo ha riferito: “Abbiamo discusso della lotta contro l’aggressione iraniana, del processo di pace in Afghanistan, dei legami commerciali e della stabilità regionale”.

L’Afghanistan è una realtà estremamente instabile da alcuni decenni. I talebani rappresentano la principale minaccia alla sicurezza nazionale. Questi sono un’organizzazione estremista islamista che ha preso il controllo del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica, a seguito di una guerra civile tra diversi gruppi locali. Nel 1996, hanno governato gran parte dell’Afghanistan. Dopo essere stati decimati da un’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e da uno della NATO, nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per tentare di riprendere il controllo del governo. Il più recente round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha era iniziato il 7 dicembre e, nonostante i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno.

Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. L’esplosione era avvenuta alle 6 del mattino, ora locale, nell’area nota come Jan Qadam del distretto di Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono rimasti feriti nell’assalto. Inoltre, la sera del 23 dicembre, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha comunicato che un soldato delle forze speciali statunitensi era stato ucciso in Afghanistan. Si trattava del sergente Michael J. Goble, 33 anni, di Washington Township, New Jersey. La notizia è stata diffusa poche ore dopo che la sua identità era stata rivelata sui social media dei talebani. Goble era assegnato al primo battaglione, settimo gruppo delle forze speciali, ed è morto nell’esplosione di una bomba sul ciglio di una strada, secondo un ufficiale militare. I morti statunitensi in Afghanistan nel 2018 erano stati 13 e 11 nel 2017. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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