Montenegro: no al ritiro della legge, le risposte alle accuse della Serbia

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 16:30 in Balcani Serbia

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Il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, ha dichiarato che non annullerà la legge sulle minoranze religiose, aggiungendo altresì di essere tenuto a rispettare gli interessi nazionali del proprio Paese e di nessun altro.

Le dichiarazioni di Djukanovic, rilasciate all’agenzia stampa serba, Tanjug, ripresa da B92, giungono in risposta alle accuse lanciate lo scorso 14 gennaio dalla Serbia, la quale aveva denunciato la discriminazione subita in Montenegro dai cittadini di etnia serba. Nello specifico, il vicepremier, Ivica Dacic, aveva dichiarato che in Montenegro coloro che appartengono alla comunità serba vengono licenziati quando dichiarano la propria etnia o le proprie origini e che, in tale contesto, la Serbia intende tutelare la minoranza serba, la quale costituisce circa il 29% della popolazione montenegrina.

A loro volta, le parole di Dacic giungevano nel clima di tensione tra Serbia e Montenegro, scoppiato lo scorso 27 dicembre, in seguito all’approvazione, da parte di Podgorica, della legge per cui le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 dovranno dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. A tale riguardo, Radio Free Europe aggiunge che il 1918 è l’anno in cui il Montenegro, i cui cittadini sono prevalentemente di fede cristiano-ortodossa, si è unito al regno dei serbi, croati e sloveni, facendo inglobare la chiesa ortodossa montenegrina a quella serbo-ortodossa e perdendo tutte le proprietà in suo possesso. In tale clima, la misura è considerata dagli esperti in grado di compromettere le relazioni con la Serbia.

In tale contesto, con la nuova legge approvata dal Montenegro, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che Podgorica voglia appropriarsi di proprietà della Chiesa serba, quali monasteri, chiese e altri beni. Il governo, tuttavia, ha smentito tali accuse.

In aggiunta, nel corso dell’intervista rilasciata a Tanjug, Djukanovic ha sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né ha come obiettivo il divieto di utilizzo dei propri luoghi di culto.

Tuttavia, Djunakovic si è scagliato contro le proteste di cui il Montenegro, il Kosovo e la Serbia sono stati teatro, dichiarando che queste siano di natura politica, nonostante siano mascherate da manifestazioni religiose. In aggiunta, il presidente montenegrino ha dichiarato che tali proteste, caratterizzate da un forte spirito filoserbo, non possono minacciare il governo, né le politiche adottate da esso.

Per favorire la chiarezza e la trasparenza, inoltre, il presidente del Montenegro ha dichiarato che farà il possibile per informare la cittadinanza sulla vera finalità della legge sulle minoranze religiose, fermo restando il diritto che viene riconosciuto ai singoli cittadini di confessare il proprio credo e di manifestare a tutela dei propri interessi.

Già in occasione del voto in Parlamento, i parlamentari filoserbi avevano tentato di impedire l’approvazione della misura scatenando una rissa in aula, mentre i cittadini filo-serbi avevano iniziato a protestare in diverse città del Paese, portando in totale, in meno di una settimana, all’arresto di 45 persone da parte delle autorità montenegrine. Successivamente, le proteste si erano estese anche in Serbia, dove lo scorso 2 gennaio, dopo la partita di pallacanestro tra i giocatori di una squadra serba, la Red Star, e di una squadra tedesca, il Bayern, i fan della Red Star avevano marciato per le strade di Belgrado fermandosi di fronte l’ambasciata montenegrina, appiccando un fuoco che aveva in seguito incendiato la bandiera dell’edificio.

Secondo le stime riportate dal BNN Bloomberg, circa il 70% della popolazione montenegrina è di fede cristiano ortodossa. Sebbene vi sia una branca montenegrina della Chiesa ortodossa, è la rappresentanza locale della chiesta Serbo-ortodossa ad esercitare il controllo sulla maggior parte dei luoghi di culto e di pellegrinaggio. A supporto dei cittadini di fede ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.

A tale riguardo, Djukanovic ha dichiarato di non sentirsi toccato da tali dichiarazioni e di avere intenzione di perseguire le proprie responsabilità politiche.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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