Libia: la situazione sul campo dopo la Conferenza di Berlino

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 14:20 in Africa Libia

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Nonostante i progressi diplomatici a livello internazionale, ottenuti con la Conferenza di Berlino del 19 gennaio, la situazione sul campo in Libia rimane particolarmente tesa. Le forze armate di Tripoli denunciano continue violazioni del cessate il fuoco e la produzione di petrolio dell’Est del Paese è stata interrotta

Il 20 gennaio, giorno successivo alla Conferenza di Berlino, un sito web che si occupa del monitoraggio dei combattimenti in Libia ha riferito che una serie di scontri si sono verificati nei pressi del cimitero di Hadaba, a Sud di Tripoli. Inoltre, il giorno precedente, il portavoce delle forze armate fedeli al Governo di Accordo Nazionale (GNA) Tripoli, Mohammed Gununu, ha dichiarato che l’esercito del generale di Tobruk, Khalifa Haftar, aveva nuovamente violato il cessate il fuoco, con un attacco sul fronte del Khallatat, sempre a Sud di Tripoli, e tentando di avanzare verso Al-Hadba, una zona residenziale controllata dallo GNA. Inoltre, una fonte delle forze armate tripoline ha dichiarato di aver respinto i tentativi di alcune truppe di Haftar di avanzare sulla strada dell’aeroporto. Già il 18 gennaio, Gununu aveva denunciato una prima violazione del cessate il fuoco, concordato a Mosca il 13 dello stesso mese, a seguito di alcuni attacchi aerei su Abu Grein. Questi, tuttavia, non hanno causato vittime. 

I partecipanti alla conferenza di Berlino, tenutasi nella capitale tedesca il 19 gennaio, hanno concordato 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare. Nello specifico, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in una conferenza stampa tenutasi a margine dell’incontro, ha riferito che i 3 percorsi concordati riguardano la sfera economica, politica e militare. A livello economico, l’attenzione sarà focalizzata sulle riforme relative sia alla Banca Centrale, sia alle altre istituzioni del Paese operanti nel campo. Sul versante militare, la parti hanno convenuto sulla formazione di un Comitato incaricato del monitoraggio e della supervisione del cessate il fuoco. I membri verranno designati, nei prossimi giorni, dalle parti impegnate nel conflitto e, nello specifico, dal generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, e dal presidente del Consiglio presidenziale, nonché premier del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj. I due leader libici non si sono incontrati in occasione della conferenza. 

Nonostante i progressi diplomatici, il primo ministro tripolino ha espresso i propri dubbi sul fatto che Khalifa Haftar abbia intenzione di raggiungere e rispettare qualsiasi accordo. “La nostra lunga esperienza nel trattare con Haftar ci porta a pensare che questo cercherà il potere ad ogni costo”, ha insistito Sarraj. “La conferenza di Berlino è stata un’opportunità per unificare la posizione internazionale verso la crisi libica”, ha aggiunto poi il premier di Tripoli. A tale proposito, Sarraj ha sottolineato che l’accordo tra Tripoli e la Turchia, sottoscritto il 27 novembre, consentirà al GNA di ricevere supporto militare per affrontare l’aggressione di Haftar, che ha ricevuto e sta ancora cercando un significativo supporto militare da diversi Paesi. Il premier di Tripoli ha citato mercenari dalla Russia, dal Sudan e dal Ciad. Per quanto riguarda le accuse mosse alla Turchia che riguardano il trasferimento di mercenari siriani in Libia, Sarraj ha sottolineato che non esiste niente del genere. “La pubblicazione di tali notizie ha lo scopo di fuorviare l’opinione pubblica”, ha sottolineato il premier tripolino. 

Intanto, il 19 gennaio, i due maggiori giacimenti petroliferi della Libia, nel Sud-Ovest del Paese, sono stati chiusi dopo che le forze fedeli ad Haftar hanno bloccato un oleodotto che li collegava alla costa. La National Oil Corporation (NOC) libica ha confermato che le forze armate hanno interrotto il gasdotto che connette i giacimenti di El-Sharara e El-Feel alla città costiera di Zawiya, costringendo la società petrolifera a limitare la produzione. Il giacimento di petrolio di El-Shahara è il più grande del Paese con una capacità produttiva di 320.000 barili, mentre El-Feel è secondo e produce 70.000 barili. Se questi due principali giacimenti petroliferi vengono bloccati, il Paese perde la maggior parte della sua capacità produttiva dato che i cinque principali terminal petroliferi sotto il controllo delle forze pro-Haftar sono a loro volta bloccati. A seguito di tali decisioni, il prezzo del petrolio ha subito un brusco aumento. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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