La reazione della Grecia alla Conferenza di Berlino

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 17:30 in Grecia Libia

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Fonti interne al governo ellenico hanno rivelato che la Grecia si ritiene soddisfatta del risultato della Conferenza di Berlino dello scorso 19 gennaio.

È quanto reso noto, lunedì 20 gennaio, dal quotidiano greco Ekathimerini, il quale ha altresì specificato che tali rivelazioni non rappresentano la posizione ufficiale del governo ellenico, la quale verrà rivelata al termine del Consiglio dei ministri europei degli Affari Esteri programmato per il 20 gennaio.

Tuttavia, il quotidiano ha evidenziato come le rivelazioni dei funzionari indichino in ogni caso che Atene non utilizzerà il proprio potere di veto in seno al Consiglio europeo per bloccare una qualsiasi forma di sostengo dell’UE ai risultati della Conferenza di Berlino, nonostante questa non abbia discusso l’accordo sulla definizione dei confini marittimi siglato tra Grecia e Turchia.

Ciò, sottolinea Ekathimerini, giunge in contrasto rispetto a quanto dichiarato, lo scorso 17 gennaio, dal premier ellenico, Kyriakos Mitsotakis, il quale aveva annunciato l’intenzione di utilizzare il potere di veto in caso di mancata discussione dell’accordo tra Libia e Turchia.

Tali dichiarazioni erano state rilasciate in occasione della visita inaspettata del capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, ad Atene, dove aveva incontrato il ministro degli Esteri ellenico, Nikos Dendias.

Nel corso del vertice tra Haftar e il ministro greco, Dendias aveva incoraggiato il generale libico a partecipare al vertice di Berlino e a adottare un approccio costruttivo, lavorando al cessate il fuoco, all’espulsione dei mercenari e al riconoscimento dell’invalidità degli accordi illeciti precedentemente siglati.

Al termine della Conferenza di Berlino, rivela Ekathimerini, Haftar ha ringraziato pubblicamente il premier della Grecia e il ministro degli Esteri ellenico i quali, seppur non presenti fisicamente, hanno influito diplomaticamente, secondo quanto dichiarato dal generale libico.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Per risolvere tale crisi, il 19 gennaio si sono incontrate, a Berlino, diverse parti a livello internazionale, le quali hanno discusso della situazione in Libia. Nello specifico, sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, sia in termini economici, sia politici, sia militari. A livello economico, l’attenzione sarà focalizzata sulle riforme. Sul versante militare, la parti hanno convenuto sulla formazione di un Comitato incaricato del monitoraggio e della supervisione del cessate il fuoco. A livello politico, l’incontro di Berlino ha esortato tutti i partiti libici a porre fine al periodo di transizione e ad indire elezioni libere, inclusive ed eque.

Per quanto riguarda invece l’accordo siglato lo scorso 27 novembre da Libia e Turchia, questo sancisce la definizione dei confini marittimi tra i due Paesi. Il memorandum, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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