Gambia: ECOWAS e Delegazione dell’UE denunciano pericolo di colpo di stato

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 11:40 in Africa Gambia

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Il blocco regionale degli Stati africani, ECOWAS, e la delegazione dell’Unione Europea in Gambia hanno invitato tutte le parti a rispettare l’ordine e la legge nel Paese nonostante le recenti manifestazioni politiche. Inoltre, è stata sottolineata l’importanza di supportare il processo democratico in Gambia, avvertendo tutta la comunità dei pericoli che potrebbe comportare un cambio di governo incostituzionale. Nelle ultime settimane, in Gambia si sono svolte manifestazioni contrapposte a carattere pro o antigovernativo. Queste ultime hanno chiesto al presidente, Adama Barrow, di rispettare la promessa di rimanere al potere per 3 anni, mentre i sostenitori del leader gambiano continuano a insistere affinché Barrow completi tutto il suo mandato quinquennale. Altre manifestazioni, a sostegno del leader esiliato Yahya Jammeh, chiedono il suo ritorno dalla Guinea Equatoriale.

Sono dunque giorni di alta tensione nel Paese africano e una dichiarazione del rappresentante dell’ECOWAS in Gambia, riportata dal quotidiano Africanews, chiarisce che “nonostante le proteste siano state fino ad oggi pacifiche, la missione dell’ECOWAS ci tiene a sottolineare che è totalmente contraria a qualsiasi gruppo o partito cerchi di attentare alla Costituzione del Gambia e, per estensione, è contraria anche a qualsiasi gruppo cerchi di chiedere con la forza la rimozione di ogni governo eletto costituzionalmente e democraticamente, contravvenendo alle disposizioni del Protocollo supplementare del 2001 sulla democrazia e il buon governo”.

Anche la delegazione dell’Unione Europea ha specificato in una dichiarazione che “non è associata, né supporta in alcun modo, nessun particolare movimento politico che cerchi di cambiare illegalmente o incostituzionalmente l’ordine democratico del Gambia”. Il governo gambiano, attraverso il Ministero dell’Interno, ha avallato un divieto della polizia sul secondo round di proteste antigovernative. Tuttavia, le forze dell’ordine non hanno impedito lo svolgimento delle manifestazioni a favore di Jammeh. L’uomo è una figura alquanto discussa essendo stato accusato di una varietà di crimini che vanno dagli omicidi ad altre violazioni dei diritti umani fino a reati finanziari.

Il Gambia, uno dei Paesi più piccoli dell’Africa, confinante soltanto con il Senegal e l’Oceano Atlantico, è nato dalla rivalità tra i domini coloniali francese e inglese nel XIX secolo, ed è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1965. Dal 1994 al 2016 il paese africano è stato governato dal dittatore Hyahya Jammeh, salito al potere con un colpo di Stato. Le elezioni del primo dicembre 2016 hanno portato ad una grave crisi costituzionale all’interno del Paese in quanto Adama Barrow, leader dell’opposizione e vincitore, è stato minacciato dal dittatore, disposto a ricorrere all’uso della forza militare pur di restare al potere. Per risolvere il conflitto, i Paesi dell’ECOWAS, quali Senegal, Nigeria, Ghana, Mali e Togo, hanno attuato l’operazione Restore Democracy, concedendo due giorni di tempo a Jammeh, per lasciare il Paese.

 Il 19 gennaio 2017, le truppe dell’ECOWAS sono entrate nella capitale del Gambia per garantire la sicurezza nazionale. Il 22 gennaio, infine, Jammeh è stato costretto all’esilio nella Guinea Equatoriale e Barrow, che si era rifugiati in Senegal per sfuggire alle minacce, è rientrati in Gambia, divenendo ufficialmente il presidente. A seguito dell’estradizione dell’ex dittatore, circa 45.000 cittadini gambiani, rifugiatisi in Senegal all’inizio del conflitto, sono rientrati in patria. Ne consegue che il Paese sta facendo i conti con un’economia debole, che fatica ad assorbire un numero sempre crescente di lavoratori.

Lo scorso 22 dicembre, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro 52 persone ed entità accusate di aver commesso violazioni dei diritti umani e di corruzione, tra cui Jammeh. L’ex dittatore, negli anni alla guida del Gambia, aveva creato una squadra di ufficiali, chiamata Junglers, che minacciavano, terrorizzavano e talvolta compivano assassinii sotto suo ordine. Numerosi leader religiosi, giornalisti, attivisti, membri dell’opposizione politica ed ex membri del governo hanno subito le torture della Junglers. Inoltre, Jammeh si era servito della National intelligence Agency (NIA) del Gambia come uno strumento repressivo del regime, per sedare con la violenza qualsiasi forma di dissenso. Nel corso della presidenza, il leader aveva ordinato altresì l’uccisione e la tortura di tutti coloro che erano sospettati di essere contro la sua autorità. Per saccheggiare le casse dello Stato e arricchirsi, Jammeh aveva messo in atto pratiche corrotte, riuscendo a estorcere almeno 50 milioni di fondi statali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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