Corea del Nord nomina un nuovo ministro degli Esteri

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 10:31 in Corea del Nord USA e Canada

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Pyongyang ha nominato un nuovo ministro degli Esteri, un ex comandante dell’esercito, che ha sottolineato la fiducia del leader, Kim Jong Un, nei confronti dei fedeli del partito e dell’ala militare, in un momento delicato per i colloqui sulla denuclearizzazione con gli Stati Uniti. 

La Corea del Nord ha comunicato a tutti i Paesi che mantengono ambasciate a Pyongyang che Ri Son Gwon, un alto ufficiale militare e funzionario del Partito dei Lavoratori nordcoreano, era stato nominato ministro degli Esteri. Il comandante sostituisce Ri Yong Ho, un diplomatico di carriera con anni di esperienza nelle negoziazioni con Washington. La notizia si è diffusa a partire dal 18 gennaio, dalla Corea del Sud che citava fonti anonime da Pyongyang.

Gli analisti interpellati dall’agenzia di stampa Reuters hanno affermato che, al momento, è troppo presto per sapere quale potrebbe essere l’impatto di tale sostituzione sui colloqui per la denuclearizzazione in stallo con gli Stati Uniti. A differenza del suo predecessore, Ri Son Gwon non ha alcuna esperienza nel trattare con i funzionari statunitensi, ma ha partecipato ad alcune negoziazioni con la Corea del Sud. Non solo, il comandante è stato, nello specifico, presidente del Comitato per la Riunificazione Pacifica del Paese (CPRC), che si occupa del miglioramento delle relazioni con la Corea del Sud. Ri Son Gwon è anche l’ultimo ufficiale militare ad essere stato promosso alla leadership del partito. Il nuovo ministro degli Esteri nordcoreano era anche noto per essere il braccio destro di Kim Yong Chol, un ex leader militare di alto livello che si è occupato, tra l’altro, di dirigere i colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti. 

Uno storico primo summit tra il leader nordcoreano e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avuto luogo il 12 giugno 2018 a Singapore e si era concluso con una promessa reciproca di collaborazione al fine di smantellare il programma nucleare della potenza asiatica, sospendere il regime sanzionatorio e cominciare un processo di pace nella regione. Tuttavia, i progressi da allora sono stati irregolari. In occasione del secondo incontro, avvenuto il 28 febbraio dell’anno successivo, i colloqui tra le due parti erano naufragati inaspettatamente a causa di un disaccordo sull’eliminazione delle sanzioni. I negoziati tra USA e Corea del Nord erano poi ripresi il 5 ottobre 2019 a Stoccolma. Tuttavia, il capo della delegazione nordcoreana ha accusato gli Stati Uniti di essere “inflessibili”, annunciando un nuovo stop ai colloqui. “I negoziati non hanno soddisfatto le nostre aspettative e alla fine sono stati interrotti”, aveva affermato il leader della delegazione proveniente dalla Corea del Nord. 

Il consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Robert O’Brien, il 13 genniao, ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno contattato la Corea del Nord per cercare di riprendere i colloqui. O’Brien ha anche affermato che ci sono segnali positivi nei rapporti tra i due Paesi. Tra questi, ha nominato il fatto che il leader nordcoreano non abbia agito a seguito delle recenti minacce, relative sopratutto ad un possibile “regalo di Natale” da Pyongyang a Washington. Tali affermazioni erano state pronunciate da Ri Thae Song, vice ministro degli Esteri della Corea del Nord, responsabile degli Affari con gli Stati Uniti, il 2 dicembre. Alcuni analisti avevano suggerito che tale dichiarazione poteva indicare che Pyongyang stava preparando un test missilistico a lungo raggio. Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva minimizzato, affermando che il dono poteva anche essere “un bellissimo vaso”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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