Cina: importeremo dagli USA secondo principi di mercato

Pubblicato il 20 gennaio 2020 alle 6:20 in Cina USA e Canada

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La Cina negozierà con le società americane e aumenterà le importazioni di beni e prodotti statunitensi secondo i principi di mercato.

È quanto rivelato da Reuters, domenica 19 gennaio, sulla base delle dichiarazioni del portavoce della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme cinese (NDRC), Meng Wei, rivolte nel corso di una conferenza stampa. Il portavoce ha messo in evidenza come Washington possa fornire prodotti di alta qualità nei settori energetico, manifatturiero, agricolo, oltre che in ambito medico e finanziario. Pertanto, la Cina è pronta ad aumentare gli acquisti di beni e servizi statunitensi di 200 miliardi nei prossimi due anni, in cambio del ridimensionamento di alcune tariffe definite nell’accordo commerciale precedentemente raggiunto.

Il riferimento va all’accordo economico e commerciale “di fase 1”, firmato, il 15 gennaio scorso alla Casa Bianca, dal vice-premier cinese, Liu He, e dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Si è trattato del primo passo concreto verso la fine della guerra dei dazi tra le due maggiori economie a livello mondiale, Cina e Stati Uniti.

Il vice-premier cinese, altresì membro dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, ha affermato che l’accordo stipulato con Washington non avrà alcuna influenza sui diritti e sugli interessi di “terzi”, riferendosi, in particolare, alle intese raggiunte con fornitori di beni agricoli. A tal proposito, Liu ha riferito che le società cinesi importeranno i prodotti agricoli statunitensi in base alle esigenze dei consumatori e alle leggi di domanda e offerta del mercato. Non da ultimo, l’accordo del 15 gennaio risulta essere in linea con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).

Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Xinhua, il presidente cinese, Xi Jinping ha espresso la speranza che, attraverso l’accordo, gli Stati Uniti tratteranno con correttezza le società cinesi e le loro regolari attività economiche, commerciali e di investimento e sosterranno la collaborazione tra le imprese, gli istituti di ricerca e le scuole dei due Paesi, contribuendo a rafforzare la fiducia reciproca e la cooperazione. Nella fase successiva, le due parti dovranno attuare l’accordo con serietà e ottimizzarne l’impatto positivo, in modo da compiere progressi ancora maggiori tra Cina e Stati Uniti in materia di cooperazione commerciale ed economica.

Da parte sua, anche Trump ha definito la firma dell’accordo economico e commerciale una pietra miliare e una decisione vantaggiosa per gli Stati Uniti, la Cina e il mondo intero. In particolare, per il capo della Casa Bianca, si è trattato di un “passo rilevante”, mai fatto prima. Il fine ultimo sarà garantire un commercio “equo e reciproco”.

L’accordo raggiunto il 15 gennaio costituisce una svolta significativa nella politica commerciale statunitense, nonché un’intesa di libero scambio diversa da quella che gli Stati Uniti hanno generalmente sostenuto. Invece di abbassare le tariffe per consentire al flusso di beni e servizi di soddisfare la domanda del mercato, questo accordo lascia i dazi ad un livello record e costringe la Cina ad acquistare 200 miliardi di dollari di prodotti specifici entro due anni.

Per il presidente statunitense e altri sostenitori, si tratta di un tentativo volto a correggere gli equilibri commerciali passati che hanno consentito l’outsourcing aziendale, causando una perdita di posti di lavoro e un indebolimento del settore industriale. Tuttavia, per alcuni oppositori, Trump sta adottando un approccio commerciale interventista che gli Stati Uniti hanno criticato a lungo, soprattutto per quanto riguarda la Cina e il suo controllo sull’economia. In ogni caso, l’accordo di fase 1 ha una portata limitata, secondo il Financial Times, e non affronta alcune delle maggiori problematiche tra i due colossi commerciali, tra cui il furto di tecnologia e il massiccio utilizzo di sussidi alle industrie da parte di Pechino.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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