Libia: i leader del mondo a Berlino tra dubbi e speranze, presente anche l’Italia

Pubblicato il 19 gennaio 2020 alle 14:23 in Europa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I leader dei gruppi coinvolti nel conflitto libico e diverse potenze straniere sono giunti a Berlino per un vertice internazionale, le cui discussioni hanno avuto inizio il 19 gennaio. L’incontro mira a definire le possibili strade da intraprendere per porre fine alla perdurante crisi.

Tra i partecipanti, anche il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, il quale, secondo quanto afferma il New York Times, sarà esortato ad intraprendere la strada della diplomazia, dopo che, le comunità locali della Libia orientale, affiliate al generale, il 17 gennaio, hanno preso d’assalto i porti destinati all’esportazione di petrolio e hanno annunciato la chiusura dei terminali di Zueitina. L’episodio rischia di causare una perdita di produzione di greggio pari a 800mila barili al giorno.

Alla conferenza partecipano, tra gli altri, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il presidente russo Vladimir Putin, il presidente francese, Emmanuel Macron, il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, il primo ministro britannico, Boris Johnson e il segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Altri paesi invitati sono gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto, l’Algeria, la Cina e la Repubblica del Congo, e saranno presenti altresì leader delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, dell’Unione Africana e della Lega Araba.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha dato il via agli incontri, il 19 gennaio, iniziando dai colloqui con il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, posto alla direzione di un comitato dell’Unione Africana sulla Libia. Precedentemente al meeting, Merkel ha sottolineato come uno degli obiettivi principali sarà porre concretamente in essere l’embargo sulle armi. Dall’altro lato, alcune parti hanno messo in evidenza come sarà difficile convincere i diversi membri a porre fine alle proprie ingerenze nel Paese nordafricano, vista la disparità di opinioni e di programmi.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 12 dicembre scorso, Haftar aveva annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale aveva affermato che era giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non sarebbe terminata fino a quando non sarebbero state smantellate le “milizie armate”. Successivamente, il 13 gennaio, Haftar e al-Sarraj si sono recati a Mosca per firmare il primo accordo ufficiale volto a porre fine al conflitto libico. Tuttavia, il generale dell’LNA, dopo aver chiesto, al termine dei colloqui, ulteriore tempo per esaminare il patto, ha lasciato la capitale russa senza firmarlo. 

L’Italia partecipa al vertice di Berlino con il premier Conte ed il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Quest’ultimo, nella mattina del 19 gennaio, ha incontrato il suo omologo turco, Mevlüt Çavuşoğlu. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Ansa, l’Italia esorterà l’Unione Europea ad agire in modo unito, con il fine ultimo di porre fine alla vendita di armi in Libia, ai sensi dell’embargo sancito dalle Nazioni Unite. Pertanto, a detta del ministro italiano, sarà l’istituzione europea a svolgere un ruolo rilevante, con la consapevolezza che dialogo e diplomazia sono gli unici strumenti funzionali a porre fine alla crisi libica. Non da ultimo, è stato evidenziato come diversi Paesi europei metteranno in atto “una missione di monitoraggio”, volta a garantire il rispetto dell’embargo e, in tale quadro, l’Italia potrebbe partecipare a una “missione di interposizione”.

Un medesimo invito verso l’Europa è giunto dal ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, il quale ha affermato che i diversi attori dovranno impegnarsi affinchè la Libia non diventi “una seconda Siria”. Pertanto, la conferenza potrà rappresentare “il primo passo” per ristabilire la pace nel Paese. Anche Erdogan ha espresso i propri auspici sul meeting, considerandolo una mossa positiva con cui si spera si potrà portare stabilità nel Paese, attraverso una soluzione politica. A tal proposito, il presidente turco ha precedentemente esortato l’Europa a sostenere il governo tripolino di al-Sarraj, in quanto una sua caduta potrebbe spianare la strada al terrorismo, consentendo a gruppi quali al-Qaeda e l’ISIS di trovare terreno fertile nel Paese.

L’Onu, dal canto suo, spera che tutte le parti sottoscriveranno un piano per astenersi dalle interferenze e si impegnino in una tregua in grado di garantire una de-escalation e una fine duratura delle ostilità. Secondo una bozza di un possibile comunicato finale, riportato da Reuters, i diversi attori saranno altresì esortati a riconoscere la compagnia petrolifera statale libica, NOC, l’unica entità autorizzata a vendere greggio libico e a porre fine alle ostilità contro gli impianti di produzione di petrolio.

Secondo un analista politico, Wolfram Lacher, il problema è che gli Stati occidentali non sono pronti a fare pressione sui sostenitori stranieri di Haftar, in particolare sugli Emirati Arabi Uniti. Il rischio è, dunque, che le promesse di Berlino non verranno soddisfatte. Secondo un diplomatico occidentale, inoltre, nessuna delle due parti è disposta a deporre definitivamente le armi. Bisognerà, tuttavia, attendere per conoscere i dettagli del meeting e le mosse future che interesseranno lo scenario libico.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.