Hong Kong: una nuova domenica di proteste

Pubblicato il 19 gennaio 2020 alle 9:55 in Cina Hong Kong

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Centinaia di cittadini di Hong Kong si sono nuovamente radunati, domenica 19 gennaio, in un parco situato nel centro della città, chiedendo riforme democratiche e opponendosi al “comunismo”.

Dal canto loro, le forze di polizia si sono schierate, bloccando i manifestanti e perquisendoli, in particolare presso le strade vicine ai luoghi di protesta e presso le stazioni metropolitane. La manifestazione di domenica è stata intitolata “Assedio Universale contro il Comunismo” e si colloca nel quadro di una serie inarrestabile di proteste antigovernative che hanno avuto inizio il 31 marzo 2019, il cui apice è stato raggiunto nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso Taiwan, Macao e la Cina continentale.

La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino, a cui si sono aggiunte richieste relative al suffragio universale, all’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente, me nel corso delle ultime due settimane hanno apparentemente perso il vigore iniziale. L’obiettivo attualmente è cercare supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. Nel corso dell’ondata di proteste, le autorità di Hong Kong hanno arrestato più di 7000 persone, alcune delle quali rischiano fino a 10 anni di reclusione. Non è chiaro quanti siano ancora in custodia.

Nella giornata di domenica 19 gennaio, le forze di polizia sembrano aver adottato una nuova tattica, presentandosi in anticipo, in tenuta antisommossa, presso i luoghi in cui erano previste manifestazioni, e conducendo controlli tra i cittadini accorsi per le strade. Non da ultimo, le forze antisommossa hanno messo bene in evidenza camion con cannoni ad acqua e veicoli corazzati, con il fine di far comprendere alla popolazione il rischio di poter essere arrestati.

Tuttavia, come sottolineato da uno degli organizzatori, Ventus Lau, i cittadini di Hong Kong hanno mostrato il loro coraggio e in migliaia si sono radunati in un parco circondato da alcuni dei grattacieli più alti della città, inneggiando slogan pro-democrazia mentre ascoltavano i discorsi degli attivisti. Tra i partecipanti, giovani vestiti di nero, accanto ad anziani e famiglie con bambini. Secondo quanto riferito, l’atmosfera percepita è stata “rilassata”.

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997, anno in cui ha perso il suo status di colonia britannica. I rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca, in cui Hong Kong è definita una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese. Il documento sarà in vigore fino al 2047. Secondo quanto rivelato da un sondaggio condotto per Reuters dal Public Opinion Research Institute di Hong Kong, il 59% della popolazione della regione si è detta a sostegno dei movimenti di protesta. Pechino, da parte sua, nega una propria ingerenza negli affari di Hong Kong, e accusa l’Occidente per aver ulteriormente alimentato le manifestazioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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