Il venerdì di proteste in Iraq causa morti e feriti

Pubblicato il 18 gennaio 2020 alle 8:36 in Iraq Medio Oriente

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Almeno 2 persone sono morte e altre 25 ferite a seguito della forte ondata di manifestazioni che caratterizza l’Iraq e che, il 17 gennaio, ha visto gruppi di manifestanti scontrarsi con le forze di polizia.  

Ciò si è verificato, in particolare, nella capitale Baghdad, dove i cittadini scesi in piazza, nel tentativo di attraversare il ponte Sinak, hanno dovuto far fronte ai gas lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine, le quali avevano altresì provato a creare barriere volte ad ostacolare i manifestanti. Una fonte media ha riferito che uno dei manifestanti è morto a causa di una bomboletta di gas lanciata direttamente sul collo. Il ponte oggetto degli scontri è situato nei pressi di piazza Tahrir, un luogo centrale della capitale divenuto altresì un simbolo dei movimenti di protesta.

Sin dal primo ottobre 2019, la popolazione irachena è scesa in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e, all’8 gennaio, sono giunte al centesimo giorno.

In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, il primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, tuttavia, non hanno ancora portato ad un risultato concreto. Ciò ha rallentato i processi decisionali relativi a decisioni e riforme di importanza rilevante per il Paese, sia sul piano politico sia economico, che necessitano dell’approvazione di un governo dai pieni poteri.

Al momento, i manifestanti hanno sollevato slogan, in cui si oppongono ai tentativi di politicizzare le aree di protesta e hanno condannato le operazioni di violenza, aggressione e minaccia da parte delle autorità e delle forze dell’ordine contro i manifestanti pacifici. Non da ultimo, la popolazione ha ribadito la propria richiesta di eleggere una “personalità irachena competente ed indipendente”, in grado di guidare il nuovo governo a seguito di elezioni anticipate, ed è stato affermato che i partiti al potere stanno in realtà procrastinando le diverse operazioni per cercare di guadagnare tempo e favorire dei “candidati corrotti”.

Nonostante il numero di manifestanti sia diminuito nel corso dell’ultima settimana, questi si sono detti determinati a continuare, sebbene l’attenzione sia stata recentemente rivolta alla minaccia di un conflitto tra Stati Uniti e Iran sul suolo iracheno. Tuttavia, le proteste non hanno interessato solo la capitale, bensì anche altri governatorati nel Sud del Paese. Tra questi, Bassora, dove, nel corso delle manifestazioni del 17 gennaio, uomini armati hanno ucciso due giornalisti locali. A Nassiriya, invece, la popolazione in piazza ha concesso al governo locale una settimana di tempo per prendere le misure necessarie e apportare i cambiamenti richiesti. Termine che scade tra il 20 ed il 21 gennaio prossimo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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