Siria: un cessate il fuoco fallito

Pubblicato il 18 gennaio 2020 alle 9:33 in Medio Oriente Siria

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Almeno 18 persone sono morte ed altre 15 sono rimaste ferite, a seguito degli attacchi aerei condotti dalle forze del regime siriano, coadiuvate da Mosca, il 18 gennaio, contro la periferia occidentale di Aleppo, nel Nord della Siria.

A riferirlo, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, il quale ha specificato che nel corso delle ultime 72 ore, una violenta escalation contro Aleppo ed il governatorato di Idlib, situato nel Nord-Ovest del Paese, ha causato la morte di 4 russi e 125 tra combattenti filo-regime e ribelli. Non da ultimo, i bombardamenti aerei, pari a circa 1.800, hanno ucciso e ferito più di 140 civili.

Dal canto suo, il Ministero della Difesa russo, il 17 gennaio, ha riferito che nelle 24 ore precedenti, è stata riportata la morte di 12 soldati delle truppe siriane, oltre a 24 feriti, nella provincia di Idlib. Qui, secondo quanto riferito, gli scontri sul campo hanno causato altresì la morte di circa 50 militanti delle forze ribelli. La notizia da Mosca è giunta dopo che, il 16 gennaio, il medesimo Ministero aveva negato le notizie relative a scontri militari, vista l’attuazione del cessate il fuoco.

Il riferimento va al 9 gennaio, quando Russia e Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione di Idlib, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man, tra cui Khan al-Subl, al-Hartamyeh, e Maasaran. Gli attacchi hanno avuto inizio nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nel pomeriggio del medesimo giorno.

Di fronte a tale scenario, il 17 gennaio, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha esortato le parti coinvolte nel conflitto in Siria a porre immediatamente fine alle ostilità a Idlib, esprimendo altresì il proprio rammarico di fronte alla continua uccisione di civili, causata da attacchi sia missilistici sia via terra, nonostante l’annuncio del cessate il fuoco. In tale quadro, in un rapporto pubblicato il 16 gennaio, le Nazioni Unite hanno poi rivelato che circa 350.000 siriani, perlopiù donne e bambini, sin dagli inizi di dicembre 2019, sono fuggiti da Idlib per recarsi al confine con la Turchia. Ciò si è verificato a seguito delle offensive condotte dal governo siriano, appoggiato dalla Russia. “Quest’ultima ondata di sfollati aggrava una situazione umanitaria già terribile”, ha dichiarato il portavoce regionale delle Nazioni Unite con sede a Amman, David Swanson.

Le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco. La città, al momento, risulta essere quasi totalmente disabitata. Dopo gli scontri del 16 gennaio, è stato riferito che le forze del regime sono oramai giunte a circa 7 km di distanza da qui. Soccorritori e residenti hanno riferito che, in tale data, Maarat al-Nu’man è stata duramente colpita da aerei russi e siriani. Gli stessi che il giorno precedente, il 15 gennaio, avevano condotto un attacco aereo contro un mercato del centro di Idlib, al-Hal, causando la morte di almeno 21 civili.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. La ripresa di una violenta offensiva sul campo contro Idlib è cominciata il 19 dicembre scorso e ha consentito all’esercito di Assad di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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