Libano: proteste pacifiche che diventano violente

Pubblicato il 18 gennaio 2020 alle 18:23 in Libano Medio Oriente

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Gruppi di manifestanti hanno nuovamente affollato, sabato 18 gennaio, la capitale libanese Beirut. Questa volta, però, hanno dovuto affrontare le forze di polizia.

Secondo quanto riferito sia da Reuters sia da al-Jazeera English, le forze dell’ordine hanno impiegato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere la folla di manifestanti diretta verso la sede del Parlamento e verso piazza dei Martiri, luogo simbolo delle proteste, situata nel centro della capitale libanese. Come mostrato dai canali televisivi locali, i manifestanti, dal canto loro, hanno lanciato pietre, segnali stradali e rami di alberi contro le forze di sicurezza poste alla guardia del Parlamento. A detta della Croce Rossa, gli scontri hanno causato 377 feriti sia tra i manifestanti sia tra le forze dell’ordine.

Tra i principali slogan inneggiati: “Non pagheremo il prezzo”, cui si sono aggiunti striscioni come: “Se il popolo avrà fame, mangerà i suoi governanti”. Su Twitter vi sono stati diversi commenti, riferiti ad uno scontro “diretto e violento” tra la polizia antisommossa e manifestanti, invitandoli altresì alla calma e a preservare il carattere pacifico delle proteste.

La popolazione libanese è scesa in piazza a partire dal 17 ottobre, chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo. Da quando il presidente, Michel Aoun, il 19 dicembre, ha conferito ad un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab, l’incarico di formare un nuovo governo per il Paese, sono state avviate le consultazioni con i diversi attori del panorama politico. Tuttavia, diversi sono gli ostacoli presentatisi sia all’interno delle alleanze sia tra le piazze, e le forze politiche non sono state in grado di trovare un accordo sul nuovo esecutivo o su un piano di salvataggio.

Dal canto suo, la popolazione si è detta determinata a proseguire fino a quando non saranno soddisfatte le sue richieste e fino a quando Beirut non vedrà il leader auspicato, nonché tecnocrati imparziali in grado di affrontare le crescenti problematiche a livello economico. Parallelamente, i manifestanti contestano anche alcune misure intraprese in ambito economico e lamentano una diminuzione del potere d’acquisto.  Le banche libanesi ancora attive hanno imposto un pacchetto di misure per gestire la crisi finanziaria, tra cui la delimitazione di un massimale per il prelievo di dollari, pari a circa 1000 dollari mensili. Mentre il tasso di cambio ufficiale è ancora fissato a 1507 sterline rispetto al dollaro, il dollaro ha toccato la soglia di 2500 sterline nel mercato parallelo. Il valore della lira libanese è dunque diminuito nel mercato parallelo e la carenza di valuta forte ha causato l’aumento dei prezzi e ha influito sulla fiducia nel sistema bancario.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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