Frontex: arrivi in calo, -92% rispetto al 2015

Pubblicato il 18 gennaio 2020 alle 6:49 in Europa Immigrazione

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I dati rilasciati da Frontex per il 2019 mostrano un calo generale dei flussi migratori verso l’Unione europea, il 92% in meno rispetto al picco del 2015. È quanto ha reso noto il direttore esecutivo dell’Agenzia, Fabrice Leggeri, durante una conferenza stampa a Bruxelles, venerdì 17 gennaio, specificando che la rotta del Mediterraneo centrale ha registrato un -41% rispetto a 4 anni fa e quella del Mediterraneo occidentale un -58%. Tuttavia, ha sottolineato Leggeri, “gli sviluppi in Libia sono un fattore importante, che monitoriamo con attenzione, perché potrebbero avere un impatto sulla rotta del Mediterraneo centrale”. Per quanto riguarda invece il Mediterraneo orientale e la rotta balcanica, si sono registrati, nel 2019, nuovi aumenti dei flussi, con un +46% nella prima delle due aree di riferimento. Il direttore di Frontex ha poi annunciato che l’operazione Themis, iniziata il primo febbraio 2018 per presidiare i flussi di migranti sulle rotte migratorie tra Grecia, Turchia e Albania e tra Tunisia e Algeria, proseguirà anche nel 2020. Infine, sulla possibilità di un’operazione diretta della sua Agenzia in Libia, Leggeri ha commentato: “Prima di qualsiasi dispiegamento occorre che ci sia un accordo tra l’Unione europea e il Paese ospitante, ma anche che siano soddisfatte numerose condizioni”.

Le dichiarazioni del direttore di Frontex prendono spunto da quanto reso noto nel rapporto di fine anno pubblicato dall’Agenzia europea, l’8 gennaio 2020. In generale, si attesta una riduzione dei flussi del 6% con un numero complessivo di attraversamenti illegali di frontiera pari a 139.000. Gli afghani sono la nazionalità principale di migranti irregolari arrivati nel 2019 e rappresentano quasi un quarto di tutti gli arrivi. Il numero di migranti afghani che ha attraversato i confini dell’Unione europea nel corso dell’anno passato è pari a circa tre volte (+ 167%) quello del 2018. I dati pubblicati da Frontex suggeriscono anche un aumento nella percentuale di donne arrivate in Europa nel 2019 attraverso le varie rotte migratorie. Nei primi dieci mesi del 2019, circa il 23% dei migranti erano donne, mentre nel 2018 la presenza femminile stava intorno al 19%. I Paesi dell’UE hanno infine registrato un incremento anche nel numero di minori, che sono aumentati di un migliaio rispetto al 2018 arrivando a circa 14 600 nuovi ingressi nel periodo tra gennaio e ottobre 2019.

Se il numero di migranti irregolari che hanno attraversato il Mediterraneo centrale e occidentale è generalmente diminuito nel 2019, il Mediterraneo orientale ha subito una pressione migratoria crescente, soprattutto nella seconda metà dell’anno, con un picco nel mese di settembre. Inoltre, alcune persone, trasferite dalle isole greche alla terraferma, sembrano aver continuato sulla rotta migratoria dei Balcani occidentali. Vi è stato un aumento dei rilevamenti sul confine greco-albanese dopo l’inizio dell’operazione congiunta di Frontex, nel maggio scorso. Nella seconda metà dell’anno, è stato poi segnalato un numero significativo di rilevamenti ai confini dell’UE con la Serbia. In totale, l’anno scorso sono stati registrati circa 14000 attraversamenti irregolari alle frontiere dell’UE, sulla rotta dei Balcani occidentali, più del doppio rispetto al 2018.

Nel frattempo, nella mattina del 17 gennaio, la nave Ocean Viking ha completato il salvataggio di 39 persone a bordo di un barcone in difficoltà al largo della Libia. “Nonostante il vento forte e le onde alte, i sopravvissuti, tra cui 5 donne, sono stati salvati», ha comunicato Medici Senza Frontiere sul suo profilo Twitter.

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Chiara Gentili

di Redazione

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