Tunisia-Libia: sotto accusa l’incontro con Erdogan, Tunisi esclusa dalla conferenza di Berlino

Pubblicato il 17 gennaio 2020 alle 16:52 in Libia Tunisia

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Il presidente del Parlamento tunisino, nonché leader del partito Ennahda, Rached Ghannouchi, ha affermato, nel corso della sessione plenaria parlamentare del 15 gennaio, che l’obiettivo della sua recente visita in Turchia, inaspettata, è stato promuovere la pace in Libia e non incitare alla guerra.

Le parole di Ghannouchi fanno seguito alla sua visita ad Ankara, dove, l’11 gennaio scorso, ha incontrato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Tale meeting, definito da alcuni “segreto”, ha suscitato polemiche nella seduta parlamentare del 15 gennaio, a tal punto da accusare il presidente di aver minato la sicurezza nazionale tunisina. Le critiche sono giunte dalla maggior parte dei blocchi parlamentari tunisini, ad eccezione dei membri di Ennahda, i quali hanno chiesto a Ghannouchi di rinunciare ad una delle cariche attualmente assunte, ovvero la leadership del partito o la presidenza del Parlamento. Non da ultimo, è stata altresì richiesta una sessione straordinaria per comprendere la posizione del Parlamento sulla questione libica e le circostanze che hanno portato all’incontro con Erdogan, sostenitore del governo tripolino.

I deputati tunisini hanno considerato l’incontro Ghannouchi-Erdogan dubbio, anche alla luce della mancata fiducia data al governo di Habib Jemli, il 10 gennaio. I suoi oppositori hanno accusato il presidente parlamentare di aver rischiato di danneggiare la sovranità nazionale e di aver svelato i segreti dello Stato tunisino come membro del Consiglio di sicurezza nazionale. Nel rispondere alle accuse, Ghannouchi ha affermato che la visita in Turchia, di cui il presidente tunisino, Qais Saied, era stato informato, aveva il solo scopo di promuovere una risoluzione del conflitto libico e, a prova di ciò, il giorno successivo, il 12 gennaio, è stato proclamato il cessate il fuoco nel Paese. Inoltre, ha affermato il presidente parlamentare, l’incontro non è da collegarsi all’esclusione della Tunisia dalla conferenza di Berlino del 19 gennaio prossimo. L’accaduto, a detta di Ghannouchi è “espressione della debolezza della diplomazia tunisina”.

In tale quadro, il Ministro degli Esteri tripolino, il 17 gennaio, ha richiesto che Tunisia e Qatar siano invitati alla conferenza di Berlino, da cui, al momento sono stati esclusi. “La Tunisia è della massima importanza, un vicino al confine che ha protetto migliaia di rifugiati libici” sono state le parole inviate all’ambasciata tedesca a Tripoli, a cui è stato altresì riferito che la sicurezza della Libia è strettamente legata a quella della Tunisia. Pertanto, la partecipazione di quest’ultima, così come quella del Qatar, a detta del ministero tripolino, sono di rilevante importanza per porre le basi al processo di stabilità in Libia.

È del 6 gennaio scorso la dichiarazione della presidenza tunisina secondo cui la cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva discusso con il presidente tunisino, Kais Saied, degli ultimi sviluppi a livello regionale ed internazionale, tra cui la crisi libica. A tal proposito, Merkel, in tale occasione, aveva invitato Saied in Germania, ma un invito ufficiale per la conferenza del 19 gennaio non è mai giunto.

Nel quadro delle relazioni Libia-Tunisia, è del 25 dicembre scorso la visita del presidente turco Erdogan e del suo omologo tunisino, Saied, per un vertice inaspettato, durante il quale ci si è concentrati prevalentemente sul dossier libico. Secondo quanto affermato dal quotidiano libico al-Wasat, l’incontro aveva suscitato diverse reazioni, nate dalla possibilità che Ankara potesse utilizzare la Tunisia come piattaforma di supporto per un proprio intervento in Libia. Inoltre, durante l’incontro con Erdogan era stata discussa una “iniziativa di pace in Libia”, avente l’obiettivo di riunire la popolazione libica su un unico fronte comune nell’affrontare la crisi in cui riversa il Paese. A detta del presidente turco, la stabilità della Libia è di rilevante importanza anche per la stabilità dei Paesi vicini e, in tale quadro, la Tunisia può rappresentare un baluardo nel garantire la sicurezza in Libia.

Il partito tunisino al-Tayyar al-Chaaby, di mobilitazione popolare, si era detto contrario alla posizione assunta dal proprio Paese, in quanto allinearsi con una parte specifica significa perdere il ruolo neutrale positivo assunto precedentemente, necessario per porre fine ai combattimenti e raggiungere l’unità del Paese. A detta del partito tunisino, la crisi libica può essere risolta solo attraverso il dialogo e non attraverso la pressione esercitata dalle “folle militari turche” e dai loro interessi. Inoltre, il coinvolgimento della Tunisia in diversi assi e alleanze internazionali potrebbe comprometterne la sicurezza.

La conferenza di Berlino è un incontro, promosso dalla Germania, in cui diverse parti a livello internazionale si incontreranno per discutere della situazione in Libia e favorire una possibile de-escalation. Secondo quanto riportato, le Nazioni Unite presiederanno i colloqui nel corso dell’evento, ma tutti coloro impegnati nel conflitto dovranno svolgere un ruolo rilevante nel favorire una risoluzione. Il fine ultimo, a detta di Merkel, sarà rendere la Libia un Paese sovrano e pacifico. Si prevede che almeno dieci Paesi parteciperanno all’incontro, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, accanto a Germania, Turchia, Italia, Egitto, Algeria, Emirati Arabi Uniti e Congo. Vi saranno altresì rappresentanti delle Nazioni Unite, e della missione in Libia, dell’Unione Europea, dell’Unione Africana e della Lega Araba. Tra gli esclusi, Tunisia e Qatar.
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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