Terrorismo: Turchia rimpatria un combattente in Danimarca

Pubblicato il 17 gennaio 2020 alle 17:30 in Danimarca Turchia

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Il Ministero dell’Interno di Ankara ha rivelato che la Turchia ha rimpatriato un terrorista in Danimarca.

È quanto rivelato da Anadolu, la quale tuttavia non ha specificato l’organizzazione terroristica di cui il militante faceva parte.

Le operazioni di rimpatrio dei terroristi, secondo i dati diffusi da Anadolu, hanno portato, nel 2019, all’espulsione di 178 terroristi da parte del governo di Ankara, il quale ha inoltre aggiunto che anche nel 2020 la Turchia procederà con l’espulsione dei terroristi stranieri presenti sul suo territorio.

Nello specifico, dall’11 novembre 2019, le autorità turche hanno iniziato a rimandare i detenuti dello Stato Islamico nei loro Paesi di origine e hanno espulso un cittadino tedesco e uno statunitense, degli oltre 1.200 combattenti dell’ISIS rinchiusi nelle carceri turche. Secondo stime recenti, la Turchia ospita circa 3,6 milioni di rifugiati dalla vicina Siria, più di qualsiasi altro Paese al mondo. In aggiunta, Ankara afferma di aver catturato 287 combattenti dell’ISIS nel Nord-Est della Siria in seguito all’operazione dello scorso 9 ottobre, la quale ha colpito i combattenti curdi, nota come “Fonte di pace”.

Per quanto riguarda la Danimarca, questa è membro della NATO dal 1949 e dell’Unione Europea dal 1973. Il Paese è particolarmente impegnato nella lotta al terrorismo e nel contrasto interno ed esterno all’estremismo violento. In tali ambiti, le autorità di Copenaghen collaborano a stretto contatto con gli Stati Uniti, le Nazioni Unite e l’Unione Europea.

Secondo il Global Terrorism Index del 2018, che attribuisce un indice da 0 a 10, dove 0 è il minimo e 10 è il massimo, a 163 Paesi al mondo in base all’impatto del terrorismo sui loro territori, la Danimarca ha registrato un indice poco superiore lo 0, rientrando tra gli Stati minimamente colpiti dal terrorismo. Tuttavia, il Country Report on Terrorism del Dipartimento di Stato americano rende noto che secondo il servizio di intelligence del Paese, in danese Politiets Efterretningstjeneste (PET), almeno 145 foreign fighters sono partiti dalla Danimarca per recarsi in Siria e in Iraq dall’estate 2012. Dei 145 terroristi, alcuni sono rientrati in patria e, ad avviso del PET, oltre ad essere stati addestrati, divenendo quindi capaci di compiere attacchi, potrebbero favorire la radicalizzazione di altri individui.

Per scongiurare un simile pericolo, le agenzie di sicurezza danesi collaborano per contrastare qualsiasi attività di reclutamento da parte dello Stato Islamico. Nell’ambito della cooperazione internazionale e regionale, la Danimarca è un membro della coalizione internazionale a guida americana che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq, contribuendo attraverso l’invio di veicoli da guerra, membri del personale presso i quartier generali della Coalizione in Medio Oriente e attività di addestramento militare.

Lo scorso 26 settembre, inoltre, il ministro degli Affari Esteri della Danimarca, Jeppe Kofod, aveva annunciato, in occasione di un vertice alle Nazioni Unite, il rafforzamento delle misure tese alla prevenzione e al contrasto del terrorismo.

Poco dopo, il 15 ottobre, il premier, Mette Frederiksen, aveva annunciato che il governo intendeva far approvare una legge che prevedeva la rimozione della cittadinanza danese ai foreign fighters in possesso di doppia nazionalità. Nello specifico, secondo tale legge, i foreign fighters potrebbero essere sottoposti a processo in absentia e, se condannati alla rimozione della cittadinanza danese, ostacolati a fare rientro nel proprio Paese di origine.

Lo scorso 11 dicembre, in aggiunta, la polizia danese aveva arrestato circa 20 persone in una serie di operazioni anti-terrorismo in tutto il Paese, annunciando di aver fermato i preparativi per un attentato di matrice islamista.

 

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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