Russia e Siria condannano dislocamento di nuove truppe USA in Medio Oriente

Pubblicato il 17 gennaio 2020 alle 6:20 in Russia Siria USA e Canada

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La decisione del Pentagono di aumentare il proprio contingente nei Paesi mediorientali è stata accolta non con poche critiche da Mosca e Damasco.

Invece di ritirare i propri effettivi dal Medio Oriente, come promesso dall’amministrazione Trump, il Pentagono continua a dislocare altre truppe nella regione, influendo negativamente sulla già precaria stabilità della stessa.

È quanto si legge in un comunicato congiunto rilasciato da Mosca e Damasco in merito all’imminente dispiegamento di 3.000 soldati americani nella regione.

“Al posto del tanto annunciato ritiro delle truppe americane, che indubbiamente contribuirebbe alla riduzione delle tensioni nella regione, Washington continua ad esacerbare la situazione, incrementando la quantità degli effettivi del proprio contingente militare nei Paesi del Medio Oriente”, afferma il documento.

In precedenza, il Pentagono aveva annunciato il dislocamento di circa 3.000 soldati dalla Norvegia, dove avrebbero dovuto prendere parte a delle esercitazioni congiunte con i partner NATO, in Medio Oriente.

Il clima nella regione continua a rimanere teso dopo gli avvenimenti delle ultime settimane, a partire dall’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, che ha provocato la reazione di Teheran, che in risposta ha lanciato un attacco contro tre basi americane in Iraq, radendone una al suolo.

In un primo momento il Pentagono sembrava ben disposto verso un totale ritiro dei propri effettivi da Siria e Iraq, salvo poi bollare una lettera inviata alle autorità di Baghdad dal generale di brigata William H. Seely III come “errore”.


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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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