Libia: la Turchia invia ancora aiuti, atteso anche Haftar alla conferenza di Berlino

Pubblicato il 17 gennaio 2020 alle 10:25 in Libia Turchia

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Fonti di al-Arabiya hanno rivelato, nella sera del 16 gennaio, che la Turchia ha inviato nuovi rinforzi militari verso la Libia, a sostegno delle forze tripoline. Parallelamente, la Germania ha confermato la partecipazione del generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, alla conferenza di Berlino del 19 gennaio.

Gli aiuti inviati da Ankara, secondo quanto riferito, consistono in attrezzature militari ed equipaggiamenti per la difesa, oltre a dispositivi volti a favorire la comunicazione tra le milizie. Non da ultimo, la capitale Tripoli ha altresì accolto nuovi esperti militari provenienti dalla Turchia, e 40 agenti delle forze speciali turche, in un momento in cui alcuni consiglieri del governo tripolino si sono invece trasferiti ad Ankara. In tale quadro, l’esercito di Haftar ha continuato ad esprimere il proprio rifiuto verso l’ingerenza turca, ed ha affermato che il suo perpetrarsi condurrà le proprie forze ad agire, con il fine di proteggere i territori libici.

In un discorso tenutosi il 16 gennaio, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che il suo Paese invierà truppe in Libia, a sostegno del governo di Tripoli, altresì noto come governo di Accordo Nazionale (GNA). In particolare, il capo di Stato ha ribadito che Ankara continuerà ad impiegare tutti i mezzi sia diplomatici sia militari necessari per garantire stabilità verso le aree situate a Sud della Turchia, Libia compresa. Non da ultimo, Erdogan ha riferito che inizierà altresì a concedere licenze volte ad intraprendere le attività di esplorazione e perforazione nel Mediterraneo orientale, sulla base degli accordi raggiunti, il 27 novembre 2019, con il governo tripolino.

Parallelamente, Erdogan, il 19 gennaio prossimo, incontrerà alcuni leader sia europei sia internazionali in occasione della cosiddetta “conferenza di Berlino”.  A tal proposito, a seguito del suo incontro con Haftar del 16 gennaio a Bengasi, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha affermato che il generale dell’LNA, oltre a dichiarare la propria disponibilità a partecipare all’incontro del 19 gennaio, si è detto disposto a raggiungere una tregua nella capitale Tripoli e nel Paese, garantendo, in tal modo, il successo della conferenza. Di fronte a tale affermazione, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha sottolineato che ciò rappresenta un buon messaggio, ma che l’aspetto principale su cui concentrarsi sarà il ritorno all’embargo sulle armi.

In tale quadro, il capo del Consiglio presidenziale tripolino, nonché premier, Fayez al-Sarraj, si è altresì detto disposto a partecipare alla conferenza di Berlino del 19 gennaio, esprimendo il suo desiderio di incontrare i leader politici e militari dei Paesi vicini alla Libia. Allo stesso tempo, al-Sarraj ha affermato che la mancata firma da parte di Haftar all’accordo del cessate il fuoco, il 13 gennaio, aveva lo scopo di minare il meeting di Berlino.

Si tratta di un incontro, promosso dalla Germania, in cui diverse parti a livello internazionale si incontreranno per discutere della situazione in Libia e favorire una possibile de-escalation. Secondo quanto riportato, le Nazioni Unite presiederanno i colloqui nel corso dell’evento, ma tutti coloro impegnati nel conflitto dovranno svolgere un ruolo rilevante nel favorire una risoluzione. Il fine ultimo, a detta di Merkel, sarà rendere la Libia un Paese sovrano e pacifico. Si prevede che almeno dieci Paesi parteciperanno all’incontro, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, accanto a Germania, Turchia, Italia, Egitto, Algeria, Emirati Arabi Uniti e Congo. Vi saranno altresì rappresentanti delle Nazioni Unite, e della missione in Libia, dell’Unione Europea, dell’Unione Africana e della Lega Araba. Tra gli esclusi, Tunisia e Qatar.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 12 dicembre scorso, Haftar aveva annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale aveva affermato che era giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non sarebbe terminata fino a quando non sarebbero state smantellate le “milizie armate”. Successivamente, il 13 gennaio, Haftar e al-Sarraj si sono recati a Mosca per firmare il primo accordo ufficiale volto a porre fine al conflitto libico. Tuttavia, il generale dell’LNA, dopo aver chiesto, al termine dei colloqui, ulteriore tempo per esaminare il patto, ha lasciato la capitale russa senza firmarlo. 

In tale quadro, l’operazione “Vulcano di rabbia” del governo tripolino ha pubblicato, il 16 gennaio, sul proprio account Facebook, foto che mostrano vittime civili, decedute nel Sud di Tripoli, affermando che queste sono state causate delle forze di Haftar, le quali hanno sparato mentre cercavano di rientrare o andar via dalle proprie abitazioni. Parallelamente, è stato riferito, il 16 gennaio, che alcuni missili hanno colpito magazzini dell’impianto della Brega Oil Marketing Company a Tripoli, causando il ferimento di un membro della sicurezza e l’incendio di sette camion aziendali.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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