Libano: richieste indagini sui conti dei politici libanesi

Pubblicato il 17 gennaio 2020 alle 11:08 in Libano Medio Oriente

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La Banca Centrale del Libano ha richiesto a tutte le banche attive nel Paese di esaminare i conti aperti e le entrate di coloro che operano nello scenario politico libanese.

La notizia è giunta dopo che l’autorità antiriciclaggio ha emesso una circolare, firmata il 9 gennaio, in cui si richiedono controlli sui conti aperti dei politici libanesi e dei movimenti effettuati a partire dal 17 ottobre, giorno dello scoppio delle proteste, e fino al 31 dicembre 2019. Secondo quanto richiesto, le banche dovranno altresì specificare la fonte dei fondi depositati e dovranno informare la Commissione investigativa speciale in caso di sospetti sui conti. La risposta delle banche dovrà pervenire entro il 31 gennaio.

La decisione ha, tuttavia, sollevato alcune critiche, in quanto non sono previsti controlli per i fondi dei principali azionisti e banchieri, né dei grandi depositanti in Libano, che non sono necessariamente politici. Si tratta di un’ulteriore mossa volta a comprendere le cause e le possibili soluzioni alla crisi economica in cui versa attualmente il Paese, considerata la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990. Un rapporto dell’International Finance Institute ha confermato che i depositi nelle banche libanesi sono diminuiti di 10 miliardi di dollari da agosto a novembre 2019, ed i trasferimenti di dollari all’estero sarebbero da ricollegarsi ad una riduzione delle operazioni di prestito dall’inizio del 2019.

Parallelamente, è stato rivelato che il ministro delle Finanze del governo ad interim, Ali Hassan Khalil, ha chiesto al governatore della Banca centrale del Libano di interrompere un processo di scambio proposto per obbligazioni internazionali, gli Eurobonders, previsto per il 2020, dopo che un’agenzia di rating ha avvertito che il Libano potrebbe non essere in grado di saldare successivamente il debito.

Il Libano è considerato attualmente uno dei Paesi più indebitati al mondo. Il valore delle obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020 è pari a 2.5 miliardi di dollari, di cui 1.2 miliardi in scadenza a marzo. Tuttavia, la crisi economica e politica attuale rischia di creare una situazione di default, in cui Beirut potrebbe non essere in grado di rispettare le clausole del finanziamento accordate.

Nel frattempo, la popolazione continua a ribellarsi soprattutto nei confronti degli enti bancari e dalle politiche adottate per cercare di limitare gli effetti negativi di una grave crisi economica. Tra il 15 ed il 16 gennaio, decine di manifestanti si sono radunati dinanzi alla centrale di polizia della capitale, chiedendo il rilascio delle 59 persone arrestate la sera precedente a via Hamra, nei pressi della Banca centrale, in quella che è stata definita la “notte delle banche”. A detta di media ed attivisti locali, dopo ore di scontri 10 dei detenuti sono stati rilasciati. Tuttavia, nel corso degli scontri rinnovatisi dalla tarda serata del 15 gennaio, altri 17 manifestanti sono stati arrestati. Ad essi si aggiungono altresì 45 feriti, tra cui anche giornalisti e reporter, 35 dei quali portati in ospedale per ricevere le cure necessarie, secondo quanto riferito da fonti della Croce Rossa libanese.

La popolazione libanese è scesa in piazza a partire dal 17 ottobre, chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo. Da quando il presidente, Michel Aoun, il 19 dicembre, ha conferito ad un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab, l’incarico di formare un nuovo governo per il Paese, sono state avviate le consultazioni con i diversi attori del panorama politico. Tuttavia, diversi sono gli ostacoli presentatisi sia all’interno delle alleanze sia tra le piazze, e le forze politiche non sono state in grado di trovare un accordo sul nuovo esecutivo o su un piano di salvataggio.

Parallelamente, la popolazione contesta anche alcune misure intraprese in ambito economico e lamenta una diminuzione del potere d’acquisto.  Le banche libanesi ancora attive hanno imposto un pacchetto di misure per gestire la crisi finanziaria, tra cui la delimitazione di un massimale per il prelievo di dollari, pari a circa 1000 dollari mensili. Mentre il tasso di cambio ufficiale è ancora fissato a 1507 sterline rispetto al dollaro, il dollaro ha toccato la soglia di 2500 sterline nel mercato parallelo. Il valore della lira libanese è dunque diminuito nel mercato parallelo e la carenza di valuta forte ha causato l’aumento dei prezzi e ha influito sulla fiducia nel sistema bancario.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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