La Giordania e la tutela dei diritti umani: il rapporto di Human Rights Watch

Pubblicato il 17 gennaio 2020 alle 15:42 in Giordania Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le autorità giordane hanno intensificato gli arresti di manifestanti e attivisti sia politici sia anticorruzione nel 2019, nel corso dell’ondata di proteste contro le politiche di austerity.

A dichiararlo, l’organizzazione Human Rights Watch (HRW), il 14 gennaio, nel suo World Report 2020, in cui viene specificato che le autorità giordane, nel corso del 2020, hanno arrestato decine di attivisti politici, accusandoli con riferimenti a disposizioni e leggi giordane vaghe, impiegate, a detta dell’organizzazione, per limitare la libertà di espressione. Tra queste “danno al regime politico”, “insulti contro il sovrano” o “calunnia online”. Non da ultimo, è stato altresì evidenziato che il Regno hashemita ha impedito alle persone in fuga dalle persecuzioni nei loro Paesi di chiedere asilo in Giordania.

Il vicedirettore di Human Rights Watch per il Medio Oriente, Micheal Page, ha affermato che il Paese ha ostacolato sempre più strade dinanzi ai movimenti di contestazione pubblica, oltre alle piazze di espressione online. Pertanto, nel 2020, gli ufficiali ed i legislatori giordani dovrebbero porre tra le priorità del Regno l’annullamento di regolamenti vaghi in materia penale, i quali rischiano di essere impiegati per frenare la libertà di espressione della popolazione giordana, anche in caso di discorsi pacifici.

In tale quadro, il 2019 è stato caratterizzato altresì da diverse operazioni e mosse che hanno messo in luce la posizione della Giordania in materia di diritti umani. In particolare, nel mese di aprile, è stata rifiutata una proposta di emendamento alla legge sullo status personale, con cui l’età minima per il matrimonio sarebbe stata aumentata da 15 a 16 anni, impedendo, in tal modo, un innalzamento dei casi di spose bambine ed i conseguenti rischi per la loro salute e educazione. Nel mese di maggio dello stesso anno, il Parlamento ha approvato modifiche ad una norma sul lavoro, con cui sono stati ridotti i requisiti volti a chiedere permessi di lavoro per i cittadini non residenti con madre giordana. Tuttavia, ha riportato Human Rights Watch, il Regno hashemita continua a discriminare le donne giordane, impedendo loro di trasferire la propria nazionalità ai figli, al pari degli uomini.

Alla fine di dicembre 2018, il governo giordano ha proposto modifiche alla legge sui crimini informatici, emanata nel 2015. Questa limiterebbe la libertà di espressione, punendo con sanzioni o altro tipo di pene chi pubblica “dicerie” o notizie false, con cattive intenzioni, o, ancora, chi incita all’odio e alla violenza online. Secondo gli emendamenti proposti, le sanzioni penali sarebbero rimaste ma, con una mossa da considerarsi positiva, la detenzione preventiva non sarebbe più stata inclusa tra queste. La Camera bassa del parlamento ha, tuttavia, rifiutato la bozza di emendamento nel mese di febbraio 2019, e, nel settembre 2019, questa è passata alla Camera alta.

Il rapporto di HRW evidenzia, poi, che, nel 2019 la Giordania ha ospitato oltre 657mila rifugiati siriani e più di 90 mila rifugiati di altre nazionalità. Tuttavia, è dalla seconda metà del 2016 che il Regno hashemita non ha più consentito ad altri siriani di entrare nel Paese per chiedere asilo. Inoltre, è stato rivelato che le autorità giordane hanno ostacolato la consegna di aiuti a decine di migliaia di rifugiati siriani posti in un campo situato al confine. Sulla stessa scia, a partire da gennaio 2019, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l’UNHCR, non ha potuto registrare come richiedenti asilo coloro che sono entrati nel Paese per ricevere cure mediche, o per studio, turismo o lavoro. In questo modo, data la mancata registrazione e la conseguente mancanza di documenti, molti, anche non siriani, non hanno potuto accedere ai servizi di cui necessitavano. Così facendo, ha affermato Page, la Giordania sta mettendo a rischio la propria reputazione di rifugio di fronte ai pericoli vissuti dalla regione.

La Giordania sta assistendo ad un clima delicato sin dall’inizio del 2018, quando il governo ha aumentato il prezzo del pane ed ha imposto nuove tasse su molti beni, generalmente soggetti a un’imposta sulle vendite del 16%. A ciò è stato aggiunto un incremento dell’imposta sul reddito, oltre a nuovi dazi doganali e tasse. Tale clima ha provocato reazioni tra la popolazione. Tra gli episodi più recenti, circa 3.000 insegnanti, il 3 ottobre, hanno partecipato ad un sit-in davanti agli uffici delle associazioni di categoria della capitale Amman. L’accaduto ha fatto seguito ad un mese di sciopero, in cui è stato chiesto al governo giordano un aumento degli stipendi.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.