Iran: il primo sermone del venerdì di Khamenei dopo otto anni

Pubblicato il 17 gennaio 2020 alle 12:58 in Iran Medio Oriente

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La guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, è ritornato, il 17 gennaio, a guidare la preghiera sacra del venerdì a Teheran, dopo otto anni di assenza. Nel suo sermone ha criticato gli Stati Uniti e gli ultimi eventi che hanno coinvolto l’Iran ed altri Stati a livello internazionale.

Nello specifico, l’uccisione del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio a seguito di un raid diretto dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, è stata considerata un atto con cui gli USA hanno mostrato il proprio “volto terroristico”, causando la morte di uno dei principali comandanti nella lotta contro il terrorismo. Non da ultimo, si è trattato di un atto “codardo”, in cui Soleimani è stato ucciso vigliaccamente e non sul campo di battaglia. Tuttavia, l’Iran, dal canto suo, si è mostrata una nazione che ha dato “uno schiaffo in faccia agli Stati Uniti”, come dimostrato sia il giorno dei funerali di Soleimani sia con l’attacco dell’8 gennaio contro due basi statunitensi situate in Iraq.

Questi due eventi sono stati definiti “giorni di Allah” e, secondo quanto riferito da Khamenei, la volontà di Allah è proprio quella di proseguire sulla strada che conduce alla vittoria. Inoltre, per l’Ayatollah lo “schiaffo” che il Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC) è riuscito a dare a Washington, con l’attacco dell’8 gennaio, rappresenta un colpo per il prestigio e l’arroganza degli USA e dimostra le capacità dell’Iran, nonché il sostegno ricevuto da Allah.

L’Ayatollah ha poi volto l’attenzione all’incidente dell’8 gennaio, quando un aereo ucraino è precipitato sul suolo iraniano, causando la morte dei 176 passeggeri a bordo.  Sebbene in un primo momento da parte iraniana fosse stata negata qualsiasi responsabilità, le autorità iraniane, l’11 gennaio, hanno ammesso che l’incidente è stato causato da un missile iraniano che ha colpito per sbaglio il Boeing 737. La colpa è stata data ad un “errore umano”, specificando come le forze iraniane abbiano in realtà scambiato il volo 752 per un “obiettivo nemico”.

Tale incidente, a detta di Khamenei, rappresenta un evento tragico ma ha distolto l’attenzione dall’uccisione di Soleimani e dal vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, il cui sacrificio non dovrebbe essere oscurato. A tal proposito, è stato affermato che “i nemici dell’Iran” hanno sfruttato la questione dell’aereo ucraino a proprio favore, ma si tratta di “pagliacci che sostengono di essere dietro il popolo” iraniano. Anche Trump è stato definito un “pagliaccio”, da cui ci si aspetta che colpirà alle spalle Teheran con un pugnale velenoso.

Parlando, poi, dell’accordo sul nucleare del 2015, Khamenei ha affermato che l’Iran non può più fidarsi di quei tre Paesi europei, ovvero Francia, Germania e Regno Unito, che, il 14 gennaio, hanno attivato il meccanismo di risoluzione delle dispute, a seguito delle accuse rivolte contro Teheran circa le violazioni commesse, e ciò potrebbe portare alla reintroduzione di sanzioni da parte delle Nazioni Unite, oltre ad un continuo deterioramento del patto. Tuttavia, ha dichiarato l’Ayatollah, gli sforzi dell’Europa volti ad esercitare pressioni sull’Iran non avranno successo. “Non abbiamo paura dei negoziati” ha affermato Khamenei, il quale ha specificato che eventuali trattative non riguarderanno gli Stati Uniti, bensì altre parti e vedranno Teheran in una posizione di forza.

L’ultima volta che Khamenei ha tenuto il proprio sermone in occasione della preghiera del venerdì, considerata sacra per i musulmani, è stato nel mese di febbraio 2012, in un clima di proteste che interessava l’intera regione mediorientale. In precedenza, ciò è capitato nel 2009, in concomitanza con le proteste contro la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza del Paese, e nel 2011, nella cornice delle “Primavere arabe”.

Ora, Khomenei si è rivolto alla popolazione iraniana in un clima di tensione, riguardante soprattutto Washington e Teheran, acuitosi a seguito di alcuni eventi delle ultime settimane, tra cui l’uccisione di Soleimani del 3 gennaio e l’attacco contro le basi irachene situate ad Erbil e al-Anbar, ospitanti truppe statunitensi. A tal proposito, è del 16 gennaio la notizia secondo cui gli Stati Uniti avrebbero trattato 11 dei propri soldati per commozione cerebrale a seguito dell’attacco missilistico iraniano dell’8 gennaio, sebbene inizialmente non fossero state riportate vittime.

Non da ultimo, dall’11 al 13 gennaio l’Iran ha assistito alla seconda ondata di proteste in pochi mesi. In particolare, folle di manifestanti si sono riversate in piazza Azadi e nelle strade principali che conducono verso il centro della capitale iraniana, inneggiando slogan contro le IRGC e le forze di sicurezza, dopo che le autorità iraniane hanno ammesso la propria responsabilità nell’incidente legato all’aereo ucraino. Coinvolgimento precedentemente negato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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