Zarif incontra Borrell: l’Europa esortata a rispettare l’accordo sul nucleare

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 16:19 in Europa Iran

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Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha incontrato, il 16 gennaio, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, Josep Borrell.

L’incontro, il primo faccia a faccia di Borrell con l’Iran, si è tenuto a Nuova Delhi, a margine di una conferenza tra diversi membri del panorama internazionale tenutasi nella capitale indiana, i Raisina Dialogue. Questo fa seguito alla dichiarazione, del 14 gennaio, con cui Gran Bretagna, Francia e Germania hanno attivato il meccanismo di risoluzione delle dispute, dopo le accuse rivolte contro Teheran circa le violazioni commesse nell’ambito dell’accordo sul nucleare.

Da parte sua, Zarif ha criticato la mossa dei tre Paesi, considerandola indice della loro “subordinazione” nei confronti degli Stati Uniti. In particolare, secondo il ministro iraniano, Francia, Germania e Regno Unito hanno raggiunto l’accordo sul nucleare per salvarsi dai dazi doganali che il presidente statunitense, Donald Trump, ha sempre minacciato di imporre. Tuttavia, ha specificato Zarif, la nuova mossa europea servirà soltanto ad alimentare la “ingordigia” di Trump.

Circa l’incontro con Borrell, il ministro iraniano si è dapprima congratulato con il proprio interlocutore per l’incarico, assunto il primo dicembre 2019, ma, successivamente, ha invitato l’Europa a adempiere ai propri impegni nella cornice dell’accordo sul nucleare del 2015 e a rivedere gli errori commessi nei confronti dell’Iran, soprattutto alla luce dell’ultima mossa di Parigi, Londra e Berlino. I colloqui hanno poi preso in esame gli ultimi sviluppi della regione mediorientale ed il ruolo svolto dagli Stati Uniti in tal senso, oltre agli accordi commerciali tra Teheran ed i Paesi stranieri. In tale quadro, il ministro iraniano ha sottolineato la disponibilità del proprio Paese a cooperare con il nuovo alto rappresentante in materia di politica estera.

Borrell, dal canto suo, ha esortato l’Iran a rispettare l’accordo sul nucleare e ad adempiere ai propri impegni. Secondo quanto riferito dall’Alto rappresentante, l’Unione Europea continua a mostrare un grande interesse nei confronti del patto del 2015, il quale, ora più che mai, risulta essere di fondamentale importanza, in particolare alla luce della pericolosa escalation in Medio Oriente e nella regione del Golfo.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo siglato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani.

Quanto affermato dai tre Paesi europei il 14 gennaio potrebbe portare alla reintroduzione di sanzioni da parte delle Nazioni Unite, oltre ad un continuo deterioramento del patto raggiunto nel 2015. L’Europa, dal canto suo, si è detta disposta a rispettare tutto quanto stabilito in precedenza, ma, attualmente, le violazioni commesse da Teheran la spingono ad essere timorosa a riguardo e, pertanto, a presentare la questione al comitato misto responsabile della risoluzione delle controversie. Tuttavia, è stato specificato, ciò non significa che l’Unione Europea voglia allinearsi con la campagna di pressione economica condotta dall’amministrazione statunitense contro l’Iran. Si tratta di un invito rivolto a Teheran per esortarlo a rispettare l’intesa.

Trump si è ritirato dall’intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Tale mossa da parte di Washington ha creato un clima di tensione acuitosi particolarmente nelle ultime settimane. Dal canto suo, Teheran, nel corso del 2019, ha condotto operazioni verso un graduale allontanamento dall’accordo. Non da ultimo, il 5 gennaio 2020, sono giunte nuove minacce relative ad ulteriore arricchimento dell’uranio, a seguito dell’uccisione del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio a causa di un raid ordinato da Trump. Allo stesso tempo, l’Iran si è più volte detto disposto a ritornare indietro sui suoi passi, se gli USA rimuoveranno quelle sanzioni che hanno rallentato gran parte del commercio di petrolio, la linfa vitale di Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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