Siria, Idlib: dai bombardamenti agli scontri sul campo

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 14:17 in Medio Oriente Siria

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Dopo la ripresa dei bombardamenti contro Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, il 15 gennaio, il governato ha assistito altresì a violenti combattimenti tra l’esercito del regime ed i gruppi di ribelli nella zona orientale della regione.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, il quale ha specificato che le forze del regime hanno cercato di progredire nell’area e di conquistare nuove posizioni, attraverso scontri che sono durati anche nella mattinata del 16 gennaio. In tale data, l’esercito del governo siriano è riuscito ad assumere il controllo di due villaggi, Abu Jarif e Tel Khatrah, situati nell’Est della città di Saraqib. Secondo quanto riferito, il bilancio delle vittime complessivo ammonta a più di 40 persone, da entrambe le fazioni.

Il 9 gennaio scorso, la Russia e la Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione di Idlib, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man, tra cui Khan al-Subl, al-Hartamyeh, e Maasaran. Gli attacchi hanno avuto inizio nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nel pomeriggio del medesimo giorno.

Come affermato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco. Tale città, al momento, risulta essere quasi totalmente disabitata. Dopo gli scontri del 16 gennaio, è stato riferito che le forze del regime sono oramai giunte a circa 7 km da tale città.

I bombardamenti del 14 e 15 gennaio hanno preso di mira, in particolare, il mercato di al-Hal e la zona industriale di Sina’a. Secondo quanto riferito dalla Difesa civile siriana, il bilancio delle vittime ammonta a 21 civili morti e 82 feriti. Tra le persone decedute, anche 2 bambini ed un volontario della Difesa. Le medesime fonti hanno riportato che, nello stesso arco temporale, 28 aree sono state colpite da 60 attacchi aerei, 17 dei quali stati condotti da aerei da guerra russi.

È del 15 gennaio un rapporto pubblicato dall’organizzazione no-profit Humanitarian Response, la quale ha documentato le perdite sia in termini umani sia materiali verificatisi nella regione di Idlib dal 2 novembre 2019. Secondo quanto riferito in tale rapporto, a partire da tale data e fino al 9 gennaio, il bilancio dei civili morti nel solo governatorato è pari a 313 civili, tra cui 100 bambini, causati perlopiù da aerei condotti dal regime siriano, coadiuvati da Mosca. In tale quadro, il 16 gennaio, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha dichiarato che, dall’inizio di dicembre 2019, circa 350.000 siriani, la maggior parte donne e bambini, sono fuggiti da Idlib, diretti verso il confine con la Turchia.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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