Mediterraneo Orientale: anche la Francia vuole rivestire un ruolo

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 19:30 in Egitto Europa Israele

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La Francia ha chiesto di unirsi al forum sul gas del Mediterraneo Orientale, l’iniziativa regionale che mira a beneficiare i suoi membri promuovendo le relazioni commerciali.

È quanto rivelato, giovedì 16 gennaio, da Reuters, il quale ha altresì aggiunto che la richiesta è giunta in occasione del terzo incontro del forum dal momento della sua fondazione, avvenuta esattamente un anno prima per iniziativa di Israele, Egitto, Cipro, Grecia, Giordania, territori palestinesi e Italia. A questi occorre aggiungere gli Stati Uniti, i quali hanno chiesto di diventare un osservatore permanente.

Al centro dell’agenda del 16 gennaio, rivela il quotidiano cipriota Financial Mirror, vi è stata la firma, da parte dei 7 Paesi membri, della Carta dell’Eastern Mediterranean Gas Forum (EMGF), rendendo di fatto l’iniziativa una organizzazione internazionale.

Al Forum, aggiunge il quotidiano, hanno partecipato anche i funzionari della Commissione europea, del governo americano e della Banca Mondiale.

Secondo quanto ricostruito da Reuters, il Forum era stato creato nel 2019 con tre intenti principali. Il primo è quello di trasformare il Mediterraneo orientale in un hub energetico. Il secondo è la diminuzione dei costi infrastrutturali. In terzo luogo, il forum si propone di garantire prezzi competitivi per il gas estratto nella regione.

Il tema dei giacimenti di gas naturale nel Mediterraneo orientale chiama in causa quanto avvenuto lo scorso 2 gennaio, quando i leader di Grecia, Israele e Cipro si erano incontrati ad Atene per siglare un accordo per l’avvio dei lavori di costruzione del nuovo gasdotto sottomarino EastMed, il quale si estenderà per 1900 chilometri circa e, secondo quanto riportato, si pone quale alternativa per l’Europa, attualmente dipendente dalla Russia e dalla regione caucasica per quanto riguarda l’offerta di gas.

Secondo il progetto presentato, il gasdotto partirà dalle riserve di gas naturale israeliane del bacino del Mar di Levante, per poi dirigersi verso Cipro, Creta e terminare in Grecia. Successivamente, dalla Grecia il gas giungerà in Italia attraverso un ulteriore gasdotto. Il progetto, secondo le stime, ha un valore di circa 6 miliardi di euro e, nel giro di 7 anni, soddisferà il 10% del fabbisogno di gas naturale dell’Unione Europea.

Da parte sua, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che EastMed farà di Israele uno snodo energetico e, al tempo stesso, l’accordo raggiunto con Cipro e Grecia rafforzerà la sicurezza regionale. In maniera simile, il presidente di Cipro, Nicos Anastasiades, ha dichiarato che la firma dell’accordo con Israele e Grecia invia molteplici messaggi, ma soprattutto si pone quale dimostrazione della volontà politica dei Paesi che ne sono parte.

In linea con quanto dichiarato da Netanyahu, lo scorso 15 gennaio il Ministero del Petrolio e delle Risorse minerarie dell’Egitto aveva reso noto che Israele aveva iniziato ad esportare gas verso l’Egitto tramite le attività di pompaggio di gas naturale dal giacimento israeliano Leviathan.

Tale giacimento era stato definito, nel 2010, la riserva di gas naturale più grande scoperta in un decennio. Si trova a circa 130 km ad Ovest della città portuale di Haifa, sul Mar Mediterraneo, ed è controllato da un consorzio di tre società, Noble Energy, Delek Drilling e Ratio. Sono state proprio queste a dichiarare, il 31 dicembre 2019, che con l’inizio dei lavori, Israele diviene ufficialmente un esportatore rilevante di gas naturale, per la prima volta nella storia del Paese.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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