L’Oman si apre verso una nuova era

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 12:16 in Medio Oriente Oman

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Il sultano omanita, Qaboos bin Said, è deceduto, il 10 gennaio, dopo aver regnato per 49 anni. A succedergli, il cugino, nonché ex ministro della Cultura, Haitham bin Tariq al-Said, il quale si ritrova a far fronte a quella che è stata definita una seconda “istituzione”.

Qaboos è il monarca che ha regnato più a lungo in tutto il mondo arabo, ed ha il merito di aver avviato un grande processo di modernizzazione nel Paese, oltre ad aver creato “un’oasi di stabilità” in una regione caratterizzata da crescenti tensioni. A livello internazionale, il sultano ha favorito il ruolo dell’Oman come mediatore nei colloqui tra Washington e Teheran che hanno portato all’accordo sul nucleare del 2015, e non da ultimo, il Sultanato ha fornito sostegno al vicino Yemen, colpito da un perdurante conflitto civile dal 19 marzo 2015.

Secondo quanto affermato nel 2018 dall’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, l’Oman ha svolto un ruolo fondamentale per la popolazione yemenita. A tal proposito, il capo della missione omanita della Commissione Internazionale della Croce Rossa, Jamila Hammami, ha affermato che il governo di Muscat consente alle organizzazioni internazionali di operare dai propri territori. Secondo quanto rivelato, nel solo 2019 sono stati 136 i camion di aiuti umanitari inviati verso lo Yemen.

Parallelamente, numerose le testimonianze di yemeniti vittime del conflitto assistiti in ospedali omaniti. Un’iniziativa di una comunità omanita, nota con il nome “White Hands”, ha spesso coperto le spese sanitarie di coloro che necessitavano di assistenza medica. Nel 2019, 70 yemeniti solo nell’ospedale di Salalah. Uno dei pazienti curati ha affermato che l’80% della popolazione yemenita guarda all’Oman come l’unica via d’uscita verso il mondo esterno.

Non avendo né figli né fratelli, è stato Qaboos stesso a suggerire, seppure segretamente, un successore, il cugino Haitham bin Tariq al-Said. Il suo nome era stato indicato in una delle due buste che, situate in due luoghi diversi del Sultanato, vengono poi aperte in caso di mancato accordo sull’eventuale successore. Alla morte di Qaboos, i suoi familiari hanno deciso di rispettare il nome scritto dal sultano e, l’11 gennaio, Haitam è salito al potere.  

Si tratta di un uomo dalle nobili origini, secondo alcuni da far risalire al primo sovrano omanita, Ahmad bin Said al-Busaidi. Diversi poi gli incarichi assunti negli ultimi anni, dal Ministero degli Esteri a quello della Cultura, fino alla presidenza della commissione della Oman Vision 2040. Diverse, poi, le visite già ricevute. Tra queste, il principe ereditario emiratino, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, il 12 gennaio scorso. A tal proposito, un video circolato in rete ha sollevato alcune polemiche. Il sultano si sarebbe rifiutato di stringere la mano al proprio ospite al termine dell’incontro, sebbene Hataim si sia successivamente giustificato facendo riferimento ad un’usanza omanita, secondo cui bisogna aspettare che l’ospite raggiunga l’uscio prima di salutarlo. Ad ogni modo, l’accaduto ha messo in luce come il nuovo erede abbia il difficile compito di preservare la neutralità quasi sempre dimostrata dal Paese.

Per il popolo omanita, la stabilità politica e l’integrità territoriale del Sultanato sono dei pilastri da dover preservare ad ogni costo. Come rivelato da uno studioso omanita, esperto di affari strategici, il dottor Abdullah Al-Ghaylani, il Sultanato dell’Oman si basa su un patrimonio politico molto ricco e su un’eredità storica profondamente radicata che non potranno essere trascurati nella “nuova era” del Paese.  Sebbene, a detta di Al-Ghalylani, il futuro del Sultanato non sia fonte di preoccupazione, vi saranno una serie di sfide da affrontare, in particolare in materia di economia e servizi.

In particolare, secondo lo studioso omanita, il Paese dovrà far fronte al problema disoccupazione, attraverso una risposta urgente ed un approccio non convenzionale, per evitare che si aggravi ulteriormente, a danno dell’economia e della coesione sociale. Bisognerà poi ristrutturare l’apparato amministrativo, conferendogli maggiore trasparenza e dinamismo. Altro aspetto su cui concentrare l’attenzione sarà l’economia, con il fine di renderla più produttiva ed in grado di rispondere alle esigenze di sviluppo. Inoltre, si prevede che il nuovo sultano porti avanti anche riforme costituzionali che garantiscano una maggiore partecipazione politica e una maggiore responsabilità da parte dell’esecutivo. Non da ultimo, l’Oman si trova in una regione caratterizzata da crisi e tensioni a livello internazionale e, pertanto, il Sultanato dovrà agire anche sul fronte internazionale attraverso strumenti diplomatici e politici.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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