Libano: seconda notte di scontri, Hariri mette in guardia

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 8:57 in Libano Medio Oriente

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La capitale libanese Beirut è stata nuovamente teatro di una forte mobilitazione popolare, caratterizzata, nella notte tra il 15 e 16 gennaio, da scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

Si tratta della seconda notte consecutiva. La popolazione continua a ribellarsi soprattutto nei confronti degli enti bancari e dalle politiche adottate per cercare di limitare gli effetti negativi di una grave crisi economica. Decine di manifestanti si sono radunati dinanzi alla centrale di polizia della capitale, chiedendo il rilascio delle 59 persone arrestate la sera precedente a via Hamra, nei pressi della Banca centrale, in quella che è stata definita la “notte delle banche”. A detta di media ed attivisti locali, dopo ore di scontri 10 dei detenuti sono stati rilasciati.

Tuttavia, nel corso degli scontri rinnovatisi dalla tarda serata del 15 gennaio, altri 17 manifestanti sono stati arrestati. Ad essi si aggiungono altresì 45 feriti, tra cui anche giornalisti e reporter, 35 dei quali portati in ospedale per ricevere le cure necessarie, secondo quanto riferito da fonti della Croce Rossa libanese. Tali feriti sono stati causati perlopiù dai gas lacrimogeni impiegati dalle forze dell’ordine per disperdere la folla, a cui i manifestanti hanno risposto lanciando pietre e bloccando la via d’accesso verso la sede del comando di polizia.

La ministra dell’Interno libanese, Raya Haffar El Hassan, ha condannato gli episodi di violenza verificatisi nella capitale, invitando i manifestanti scesi in piazza a preservare il carattere pacifico delle loro proteste. El-Hassan ha altresì espresso il proprio rifiuto verso gli attacchi contro giornalisti, incaricati di riportare gli eventi ed i diversi sviluppi, e contro le forze dell’ordine, garanti della sicurezza.

I manifestanti, dal canto loro, si sono detti determinati a proseguire fino a quando le loro richieste non verranno soddisfatte. La popolazione libanese chiede a gran voce un governo composto da tecnocrati, esperti indipendenti, in grado di definire un piano di salvataggio volto a risanare l’economia del Libano, in preda ad una delle peggiori crisi dalla guerra civile del 1975-1990. Negli ultimi mesi, decine di migliaia di libanesi hanno perso il lavoro o parte dei loro stipendi a causa delle problematiche economiche del Paese, in cui il debito pubblico è salito a circa 90 miliardi di dollari, pari a più del 150% del Pil.

Dal canto suo, l’Associazione delle banche ha dichiarato, in una nota del 15 gennaio, che il settore bancario sta facendo il possibile per preservare quanto rimane dell’economia nazionale libanese. Tuttavia, il ritardo nella formazione di un nuovo governo pone le banche in prima linea come se fossero le uniche responsabili del deterioramento delle condizioni a cui il Libano sta assistendo.

La popolazione libanese è scesa in piazza a partire dal 17 ottobre, chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo. Da quando il presidente, Michel Aoun, il 19 dicembre, ha conferito ad un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab, l’incarico di formare un nuovo governo per il Paese, sono state avviate le consultazioni con i diversi attori del panorama politico. Tuttavia, diversi sono gli ostacoli presentatisi sia all’interno delle alleanze sia tra le piazze, e le forze politiche non sono state in grado di trovare un accordo sul nuovo esecutivo o su un piano di salvataggio.

Il premier dimesso, Saad Hariri, dopo gli scontri del 14 e 15 gennaio, ha condannato gli episodi di violenza, affermando che quanto accaduto di fronte alla Banca centrale libanese ha colpito Beirut e minato il suo ruolo di capitale e centro economico. Tali episodi, a detta dell’ex ministro, sono da considerarsi inaccettabili, ma la responsabilità non è da attribuirsi esclusivamente alla rabbia dei cittadini libanesi, bensì anche a coloro che giustificano e coprono azioni illegali. Di fronte a tale scenario, Hariri ha poi messo in guardia dai pericoli derivanti da tale clima di caos e confusione, ed ha invitato le forze al potere ad accelerare le procedure volte a presentare un nuovo governo.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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