Kosovo-Serbia: Borrell annuncia visita per riprendere il dialogo

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 17:37 in Europa Kosovo Serbia

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L’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha avuto un vertice telefonico con il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, e del Kosovo, Hashim Thaci, sugli ultimi sviluppi in merito al dialogo tra Pristina e Belgrado.

È quanto rivelato da European Western Balkans, il quale ha altresì aggiunto che Borrell ha annunciato che visiterà entrambi i Paesi nelle prossime settimane, a conferma della propria risolutezza e impegno personale quale mediatore tra Kosovo e Serbia. A tale riguardo, ANSA Nuova Europa ha aggiunto che Borrell ha rivelato a entrambi i suoi interlocutori di godere del sostegno di tutti gli Stati Membri dell’UE per quanto riguarda la ripresa del dialogo tra Pristina e Belgrado.

Con entrambi, inoltre, Borrell ha discusso dei passi in avanti e dei possibili sviluppi futuri per quanto riguarda l’accesso dei due Paesi nell’Unione Europea. In linea con ciò, Borell ha ricordato l’importante Summit dei Balcani Occidentali, programmato per il maggio 2020 in Croazia, attuale presidente dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda, più nello specifico, il colloquio telefonico tra Borrell e Thaci, European Western Balkans rivela che l’Alto Rappresentante ha insistito sulla necessità che il Kosovo formi un governo, essendone privo nonostante le ultime elezioni parlamentari si siano tenute lo scorso 6 ottobre.

Lo scorso 11 dicembre, il nuovo Alto rappresentante per la politica estera dell’UE aveva dichiarato che il raggiungimento di un accordo tra Pristina e Belgrado rappresenta una priorità del proprio mandato. Il tutto, secondo Borrell, nell’ottica dell’integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell’Unione Europea.

Tale posizione si rivela in linea con quella del suo predecessore, Federica Mogherini, la quale aveva dichiarato, il 2 dicembre, di ritenere l’ingresso dei Paesi dei Balcani nell’UE necessario sia per Bruxelles sia per la regione dato che rappresenta la riunificazione del continente europeo. 

Lo scorso 18 ottobre, però, Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Per giustificare la propria decisione, la Francia aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione.

Poco dopo il suo veto in sede di Consiglio Europeo, il 12 novembre, però il presidente della Francia, Emmanuel Macron, aveva organizzato un incontro con il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic, e kosovaro, Hashim Thaci. L’intenzione di Macron di fare da mediatore tra Kosovo e Serbia era già emersa lo scorso 27 settembre, quando aveva dichiarato di avere “un piano” su come prendere parte al dialogo teso a normalizzare le relazioni tra Kosovo e Serbia, il cui dialogo è in stallo da oltre un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.

Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il 17 ottobre 2019, il primo ministro uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj ha ritirato la domanda in merito all’ammissione di Pristina nell’Interpol.

La Serbia, inoltre, è stata più volte accusata dal Kosovo di condurre una campagna per convincere altri Paesi a ritirare il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina, in cambio dell’esenzione del visto per la Serbia. Da parte sua, la Serbia ha negato le accuse, dichiarando che tale gesto era soltanto una dimostrazione di amicizia. 

Tuttavia, il 14 gennaio, il vicepremier della Serbia, nonché ministro degli Affari Esteri, Ivica Dacic, ha confermato che la Serbia ha avviato contro Pristina una “offensiva diplomatica”, la quale ha fatto diminuire il numero di Stati che riconoscono l’indipendenza del Kosovo da 117 a 97 e ha annunciato che nel 2020 aumenterà il numero degli Stati che non riconoscono più l’indipendenza del Kosovo.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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