Hong Kong: prima sessione del Consiglio Legislativo per Carrie Lam

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 11:06 in Cina Hong Kong

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La leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha affrontato la prima sessione del 2020 di fronte al Consiglio Legislativo, con aspre critiche sia da parte dei membri contro l’ingerenza cinese, sia da quelli pro-Pechino. 

La prima sessione di domande e risposte del 2020, che si è tenuta il 16 gennaio, è stata particolarmente impegnativa per Carrie Lam. La leader dell’esecutivo ha introdotto la seduta riaffermando che il modello “un Paese, due sistemi” che regola la vita ad Hong Kong, potrebbe continuare oltre la scadenza del 2047, se la “lealtà” della città nei confronti di Pechino sarà mantenuta. “Solo se insistiamo nell’attuare il principio un Paese con due sistemi e lo pratichiamo continuamente e pienamente, allora penso che ci saranno abbastanza motivi per andare avanti senza intoppi e non vedremo cambiamenti dopo il 2047 “, ha dichiarato Lam nelle sue osservazioni. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997, anno in cui ha perso il suo status di colonia britannica. I rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca, in cui Hong Kong è definita una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese. Il documento sarà in vigore fino al 2047. 

Durante la prima sessione del Consiglio Legislativo, inoltre, Carrie Lam ha ribadito il suo appoggio alle forze di polizia che stanno rispondendo a 7 mesi di proteste nella città e che sono state accusate di eccessi di violenza contro i manifestanti. Secondo la leader dell’esecutivo, non esiste nulla di simile alla “brutalità della polizia” e le piazze stavano “infangando” le forza di sicurezza di Hong Kong, che stanno semplicemente facendo rispettare la legge. Alvin Yeung, un membro del Consiglio e leader del Partito Civico, si è opposto a tali affermazioni e ha attaccato la Lam: “Sei lo zimbello del mondo. Ma lo sai cosa sia la vergogna?”. Yeung ha poi sollevato un cartello con la scritta “Vergogna”, prima di lasciare volontariamente l’aula. Carrie Lam si è seduta senza rispondere, mentre diversi membri di formazioni politiche anti-Pechino esprimevano la loro frustrazione per il modo in cui dipingeva le proteste.

Roy Kwong, un altro membro del Consiglio, ha chiesto alla leader dell’esecutivo quando avrebbe ordinato la creazione di una Commissione Indipendente per indagare sulle presunte violazioni dei diritti commesse dalla polizia e ha chiesto le sue dimissioni. “Quando hai intenzione di fare le valigie e andartene? Quando hai intenzione di dimetterti?”. La sessione è stata ripetutamente interrotta e numerosi membri hanno urlato contro la Lam, prima di essere cacciati dalla Camera. Lam ha risposto, notevolmente infastidita, ai membri del Consiglio affermando che i giovani manifestanti non conoscono Legge Fondamentale di Hong Kong. Perfino il legislatore pro-Pechino, Eunice Yung, ha dichiarato che l’esecutivo deve essere cosciente della grande responsabilità che grava su di loro in relazione alle proteste. Yung ha anche chiesto quando la Lam e gli altri funzionari del gabinetto avrebbero preso il controllo della situazione e quando avrebbero accettato un “taglio di stipendio”. La leader dell’esecutivo ha affermato di aver bisogno di tempo per considerare la proposta di Yung.

Le proteste ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo 2019 e hanno raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso la Cina continentale. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong ha respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figurano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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