Grecia: aerei caccia della Turchia sul Mar Egeo

Pubblicato il 16 gennaio 2020 alle 18:30 in Grecia Turchia

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Lo Stato maggiore della Difesa della Grecia ha rivelato che due aerei caccia della Turchia hanno volato all’interno dello spazio aereo ellenico senza fornire informazioni sulla propria rotta.

È quanto rivelato dal quotidiano greco Ekathimerini, il quale ha altresì aggiunto che i due caccia F-16 hanno sorvolato l’isolotto di Kinaros, a una quota di circa 1.8 chilometri, intorno alle 9:30 del mattino del 16 gennaio.

Nella stessa giornata, Atene ha risposto alle dichiarazioni rilasciate poche ore prima dal ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, il quale aveva ribadito la posizione del proprio Paese in merito alle isole del Mare Egeo la cui sovranità non è ancora stata sancita.

Nello specifico, Cavusoglu aveva dichiarato che, secondo Ankara, vi sono isole nel Mar Egeo la cui sovranità non risulta ancora assegnata dal diritto internazionale. Per tale ragione, Ankara chiede che venga avviato un dialogo per risolvere tale questione e prevenire l’emergenza di dispute simili a quella che aveva coinvolto l’isolotto di Imia, noto in turco come Kardak. Tale isolotto era stato, nel 1996, al centro di una disputa tra Grecia e Turchia, le quali, ricostruisce Ekathimerini, erano quasi sul punto di dichiararsi guerra per via della contesa sovranità sull’isolotto inabitato.

In risposta a tali affermazioni, il Ministero degli Affari Esteri della Grecia ha dichiarato che lo status giuridico del Mar Egeo e delle isole che ne fanno parte risulta disciplinato da trattati internazionali, motivo per cui “non vi è spazio per le dispute”.

In aggiunta, rivela Ekathimerini, Atene ha attaccato Ankara, dichiarando che l’interpretazione del diritto del Mare adottata dalla Turchia è “priva di fondamento” e “illecita”. Al contrario, ha aggiunto il dicastero, Atene agisce in conformità con il diritto internazionale. In linea con ciò, il Ministero degli Esteri ha invitato Ankara a comportarsi in modo simile.

Reuters rivela che le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver incrinato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo e la questione cipriota, all’interno della quale si inserisce la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale.

Per quanto riguarda i diritti minerari nel Mar Egeo, le relazioni tra i due Paesi si sono inasprite ulteriormente dopo che, lo scorso 27 novembre, Ankara aveva siglato con Tripoli un accordo sulle definizione dei confini marittimi tra Libia e Turchia. Il memorandum, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.

In aggiunta, è dallo scorso 3 maggio che la Turchia conduce operazioni di esplorazione di petrolio e gas nelle acque al centro di una disputa internazionale con Cipro. Le navi inviate dalla Turchia sono due. La prima, Fatih, era stata inviata il 3 maggio a largo delle coste di Pafo, ad Ovest di Cipro. La seconda, la Yavuz, era stata inviata il 2 giugno, per poi tornare indietro il 18 settembre per far rifornimento al porto turco di Tasucu, nella provincia di Mersin, nell’area meridionale della Turchia. Lo scorso 5 ottobre, però, la Yavuz  era tornata attiva nelle acque a largo di Cipro. In tale clima, per porre fine a tale disputa, il leader di Cipro, Nicos Anastasiades, ha dovuto fare ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, istituzione in grado di rilasciare decisioni vincolanti per i Paesi che riconoscono la sua giurisdizione.

In tale clima, e date le tensioni tra Atene e Ankara, alcuni esperti avevano evidenziato che i due Paesi siano stati vicini allo scoppio di uno scontro armato.

Nello specifico, un ex diplomatico greco, il quale aveva commentato la vicenda in condizioni di anonimato, aveva dichiarato che in caso di arrivo di una nave da trivellazione turca scortata da navi della Marina di Ankara, le imbarcazioni elleniche avrebbero agito contro di essa, aumentando le possibilità di uno scontro armato.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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